La Comunità di Rocca Canterano, oltre al mantenimento delle fontane, delle chiese, dei cimiteri, aveva l'obbligo da remotissimi tempi di soddisfare agli assegni annui del Segretario, del Cappellano e Maestro di Scuola, del Medico, del Chirurgo etc.
Dal resoconto del Contestabile Andrea di Domenico, in data 27 gennaio 1704, risulta che l'assegno annuo del Cancelliere consisteva in scudi due con altre frivole propine, non esclusa la regalia di tre prosciutti, valutati, alla ragione di baj. 30 ciascuno.I1 maestro di scuola veniva retribuito con annui scudi 50, il mandatario con scudi 2 etc. E fu precisamente nei tempi attuali che questi assegni subirono modificazioni ed aumenti.
Un altro peso per la Comunità era il Predicatore quaresimale, a cui generalmente si corrispondevano scudi 12, oltre il vitto ed alloggio, e si obbligavano a turno le famiglie a portargli la legna necessaria nei 40 giorni di sua permanenza.
Nel 1656 infierì in Italia, come narra il Muratori, la peste bubbonica che fece anche strage in Agosta, in Camerata, ed in altre terre abbaziali.
In Arsoli di 900 individui ne rapì 755, come attesta la lapide affissa nella chiesa parrocchiale di quel Castello. La Comunità di Rocca Canterano, invasa dal timore del terribile morbo, decise in pubblico consiglio di assumere un chirurgo, e la scelta cadde su Filippo Sgambelletti, nativo del luogo. A lui fu fissato il salario di 100 coppe di grano all'anno, quali divennero circa 200, allorché il 26 gennaio 1697 per appagare le pretese del Chirurgo Fabio Dodini, si stabilì che il suo assegno si elevasse a tante coppe di grano per quante fossero le famiglie del Castello, escluse le miserabili.
II 24 aprile 1746 il Consiglio accettò ad unanimità la condotta del Chirurgo Professore Rossetti Giuseppe, dimorante in Agosta, cui impose l'obbligo di curare le nuove malattie^ e di radere la barba ai cittadini
Povere condotte medico-chirurgiche abbandonate ai barbieri del paese, muniti di semplice patente, rilasciata dal Protomedico di Roma! Tutta la loro scienza consisteva principalmente nel far salassi e nell'applicare cataplasmi. Più dell' opera loro valsero l'aere salubre e la robustezza degli abitanti, a scampare Rocca Canterano da molte epidemie, meno quella del Colera morbus del 1837 che arrecò lutti infiniti.
Apparso il terribile flagello nella Provincia Romana, e volendosi tener lontano dalla Badia di Subiaco, furono istituite le Commissioni municipali sanitarie coll'incarico di curare la nettezza delle case e delle strade. In Rocca Canterano vennero eletti commissari il Sacerdote Antonio Picconi, il Priore Antonio Delfìni, il Dottor Saverio Francesco Delfini e Mariano Cristofari. Alla speciale vigilanza della commissione rispondeva in modo esemplare la popolazione, e tutto procedeva conforme alle istruzioni, impartite dall'autorità, fino al 15 agosto 1837, nel quale il morbo crudele fece la sua apparizione. Lo sgomento e l'angoscia invasero gli animi, ed il timore traspariva dal volto dei più coraggiosi ed intrepidi. La commissione ricorse con maggiore energia alle precauzioni sanitarie, e stabili un luogo di osservazioni. L' infermeria, apprestata dal Comune, fu affidata a Giuseppe Nicolai che in quella calamitosa circostanza prodigò paterne cure verso gl'infermi. Addì 27 agosto cadde vittima del dovere Delfini Francesco Saverio, medico condotto che contava 32 anni di lodevole servizio. La perdita di lui fu vera sciagura per i poveri malati. Tutta la responsabilità cadde sul chirurgo Aleandri Vincenzo, il quale nei 16 giorni di durata del colera vi si sobbarcò con zelo ed abnegazione, fino a reggere
per cinque mesi il gravoso peso che, dopo vari negativi concorsi, rimase affidato al medico Luigi Giarrocchi. Numerosi furono i colpiti dal crudele morbo; oltre sessanta ne furono le vittime.
Le prime sepolture si fecero nella Chiesa parrocchiale; veduto che erano causa di danno maggiore, la magistratura non avendo altro luogo adatto risolse di servirsi di una stanza attigua alla Chiesa Curale, dedicata alla Madonna del Brecciaro. Ma la olazione continuò a reclamare la costruzione i un Camposanto ove potesse degnamente tumulare le spoglie umane. Le autorità, anziché appigliarsi ad un definitivo provvedimento, ricorsero ad altro antico cimiterio, aderente alla Chiesa Arcipretale, che dopo qualche anno fu necessità abbandonare, perché insuflìcientissimo. Le continue ingiunzioni del governo non hanno mai vinto l'apatica negligenza di amministratori nell'osservanza della sepoltura che presso tutti i popoli è stata sempre cosa di grave momento sia dal lato della religione, che della virtù cittadina. Infatti ad onorata sepoltura, come ultimo segno di affetto e di venerazione verso gli estinti,mal si addicono quelle tombe che
costruite nel 1860 a contatto della Chiesa rurale di S. Rocco, potrebbero giustamente chiamarsi pozzanghere o cloache mortuarie. Imperversando il Colera morbus, tutte lo Comunità si cautelarono con cordone sanitario ad impedire, per quanto fosse possibile, il contatto con altri abitanti infetti. Era perciò intercettata la comunicazione tra paese e paese, sospesa la ordinaria conrrispondenza, trasandati gli affari comunali, e restava pure di niun effetto il regime amministrativo e giudiziario. Con ragione dunque il Governatore di Subiaco il 27 Settembre scriveva alla Presidenza in questi termini: " I Comuni dei Distretto è gran tempo che non mi corrispondono, essendosi isolati ed in certo modo distaccati a causa delle eccessive precauzioni che hanno adottato per schivare il colera. Il superiore Governo è da tempo che ripromette spedire
della forza per farli rientrare all'ordine, ed appena ciò succederà, spero di riassumere il sospeso lavoro. La Presidenza non tardò a provvedere ai giusti lamenti ; affidò al Capitano Bazzi il comando di una imponente colonna di truppa che sparsa in quei comuni, produsse i desiderati effetti.
Le cautele sanitarie, prese dal Comune di Canterano di fronte al paese limitrofo, sorpassarono ogni ragione, ed eccitarono l'indignazione generale.
Esso non contento della facoltà di praticare le ordinarie suffumigazioni , a schivare il vero e reale contatto delle persone ed oggetti, provenienti da luoghi infetti, diresse a Rocca Canterano e Subiaco una Circolare, con cui proibiva a chiunque il transito per le pubbliche vie territoriali. 1 Roccatani non potevano certo tollerare simile ingiunzione che chiudeva
loro non solo l'accesso ai propri fondi, ma perfino la comunicazione col Capoluogo ; ricorsero quindi alGovernatore, e questi ben conoscendo come la risoluzione di Canterano fosse contraria agli Editti-sanitari, spedì sul luogo venti gendarmi, comandati da un Maresciallo, a riattivare le comunicazioni. La paura ha il suo coraggio. La Commissione sanitaria non ascoltò punto le ingiunzioni della pubblica forza, anzi nel dì successivo dilatò e rinforzò i cordoni. Si vedevano infatti numerosi Guardiani armati percorrere le vie rurali, e col loro provocante contegno rivelavano già l'intenzione malvagia, di commettere cioè alla prima occasione, qualche funesta Azione. Mariano Palmucci Roccatano, rccatosi il 16 settembre a Subiaco, faceva verso sera pacificamente ritorno al paese, ma prima che mettesse il piede nel territorio di Canterano, tre guardiani fecero fuoco contro di lui, e barbaramente lo uccisero. Fortuna volle che in quel momento il Governatore potesse disporre di numerosa truppa che non indugiò a spedire nei due Comuni, e specialmente in Rocca Canterano, ove gli abitanti, spinti da giusto sdegno, si erano accinti alla vendetta domandando giustizia sommaria. Per l'orrenda sciagura, a cui soggiaceva il paese, restavano solitàrie le contrade e le strade mute e deserte: s'innalzavano preghiere e si facevano processioni, in cui tutto il popolo a piedi ignudi e con voci lacrimevoli gridava misericordia. Il coraggio diminuiva di mano in mano, i bisogni crescevano.
Gli ecclesiastici, ed in special modo l'Arciprete Palombi, ai soccorsi spirituali aggiungevano, per quanto potessero, i temporali, e si prestavano ad ogni servizio : a differenza degli Amministratori Comunali, che secondo i reclami della popolazione, diretti alla Presidenza di Roma e Comarca, lasciarono molto desiderio nella loro condotta.
L'istessa Città di Subiaco fu egualmente colpita dal Colera, e su 313 casi, ne perirono 230. In una parola il mandamento soggiacque tutto allo squallore e sconforto. E a tuttociò si univa la mancanza di cereali, prodotta dalla penuria del raccolto e dal divieto d'introduzione dalla parte del Regno di Napoli.
Aggiungasi che per recarsi da uno all'altroluogo, occorreva munirsi della bolletta sanitaria, rilasciata dalla Commissione; altrimenti si correva il pericolo di vedersi respinto, e per lo meno assoggettato ad isolamento. La Presidenza aveva emanato in proposito severe disposizioni, ed il 14 settembre di detto anno scriveva alla Congregazione speciale di sanità., affinchè avesse eliminato l'inconveniente di veder uscire individui da luoghi infetti per condursi ai sani senza alcuna cautela. Richiamava pure l'attenzione del Governatore di Subiaco sulle deputazioni sanitarie dei Comuni infetti, le quali imprudentemente rilasciavano le bollette a chi voleva uscire, o non adoperavano la loro vigilanza su coloro che vi facevano ritorno. Finalmente il 17 Ottobre il Governatore annunciava alla Presidenza la cessazione del morbo, e colla riapertura delle comunicazioni ponevasi termine ad ogni afflizione. Fin da remotissimi tempi esisteva in Rocca Canterano un Ospedale annesso alla Chiesa di San Nicola in contrada Motecotto per servizio degli ammalati poveri che non potessero curarsi in casa. Il Priore, eletto dal Consiglio comunale, aveva l'obbligo d'amministrarne i beni e di provvedere al buon andamento. Questa istituzione veramente umanitaria cessò verso la fine del secolo XVI, come riferì il Visitatore Apostolico nella sua già ricordata relazione del 1581 : " nullus lectus prò hospitandis pauperibus fuit inventus", e le sue rendite, impiegate a scopi diversi, passarono finalmente al Seminario di Subiaco.