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"Costumi e popolazione"
 

La Rocca arrivò a quasi duemila abitanti verso la fine dell'ottocento e, in seguito all'emigrazione nei paesi circostanti al comprensorio di Roma, si ridusse via via fino ad arrivare alle 280 unità circa di oggi.
Il carattere fiero e la incorruttibilità dei Roccatani è testimoniato anche dal motto presente sullo stemma "NEC VI NEC AURO" (né con la forza né con l'oro).
Un antico proverbio roccatano recita "ogni male ha fine ogni bene scorta" testimonianza anche di un certo fatalismo scettico della popolazione, compensato però da un temperamento allegro (come conferma l'antico uso dei soprannomi spiritosi, il piacere dello scherzo, l'autoironia e le usanze festose e ridanciane di cui si parlerà di seguito).
COSTUMI ANTICHI
Gli antichi costumi erano rappresentati: per gli uomini da una corta giacchetta, calzoni corti sotto il ginocchio, lunghe calze e ciocie leggere di pelle di capra, tenute da cordicelle arrotolate al polpaccio. Portavano all'o recchio un piccolo orecchino d'oro. Le donne invece, sopra la camicetta accollata e di sobrio colore, indossa vano un busto damascato e una lunga gonna abbondan te di pieghe, orecchini d'oro, di semplice lavorazione, spesso agganciati a pressione e grossi coralli in file, di cui due ben strette al collo e una lunga riboccante dal busto.
L'aspetto fisico dei roccatani veniva descritto molto bene in un libro del Prof. Amati del 1876 in cui si usavano questi termini: "robusti, di bello aspetto e di mente svegliata". La robustezza era anche prerogativa delle donne, le quali erano solite portare sul capo pesi anche di una certa rilevanza (conche piene d'acqua anche infila sovrapposte, culle con i loro bambini), fatto questo che conferiva loro una figura forte ed eretta.