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"Antichita"
 

Avanzi di antiche fabriche non trovansi nel nostro territorio, ma quattro iscrizioni ci mostrano che quelle contrade erano abitate fin dall'età dei Romani. A piedi della salita che conduce alla Rocca, serve di pavimento sul piano dei gradini della chiesuola, detta del Brecciaro, una lapide in cui si legge:
NIVS. ST. F. ANI. HESIA
NIVS. T. F. ANI. SALV
NIVS. T. F. ANI. POL
M. F. ANI. RV
Qual sia il gentilizio di questi quattro ingenui, dice il padre Bruzza, è incerto; insolito è il cognome Hesia..., del quale forse manca finora un confronto; gli altri si compongono facilmente in Salvius, Pollio, Rufus. L'archeologo Viola li reputa tutti censiti alla Tribù aniense. Mentre l'iscrizione è scritta con caratteri profondamente scolpiti, quelli però che indicano la tribù sono tali, che possono chiamarsi graffiti, anche perché la pietra è logora per l'attrito dei piedi, e i caratteri sono più piccoli.
Nella facciata della chiesa parrocchiale è murata capovolta una tavola di marmo scorniciata nella quale è inciso con bellissime lettere :
C. VETILIVS. C. L.
NICO.
V ETILI A. C. L.
FLORA.
Il medesimo archeologo è "d'opinione che Nico
e Flora, liberti, appartenessero alla gente Vetilia, proprietaria forse di qualche possedimento o villa nelle vicinanze di Rocca Canterano. Dentro la chiesa sopra un cippo che sostiene
la conca battesimale, si legge :
CLOVENTLY.
T. F .
TITIENIA . M. F
MAXVMA.
Poco sotto della parrocchia, nel muro di una casa detta di Merlitto, è murato capovolto il frammento seguente:
FLAVIA . Q . I. A .
FLAVIAE.......

Tutte queste iscrizioni, dice il padre Bruzza, sono scolpite con bella grafìa, così che si possono ascrivere al secolo di Augusto; ma osservando che le lettere, oltre ad essere profondamente scolpite, palesano una conformità, che direbbesi particolare del luogo, ivi rimasta più a lungo che altrove, si possono credere scolpite nel secondo secolo.