-- --
 
"Avifauna dei monti Ruffi"
 

AVIFAUNA DEI MONTI RUFFI
(Armando Santarelli)
Una trattazione dell'avifauna dei Monti Ruffi, sia pure riferita all'attuale situazione ornitica, non può prescindere dalla considerazione della notevole mutevolezza, propria di determinati biosistemi, fra cui il nostro, del paesaggio vegetale.
Verosimilmente, i Monti Ruffi hanno visto modificarsi più volte, nei secoli, il loro manto forestale, soprattutto a causa dell'intervento antropico, con conseguenze dirette sulla popolazione animale in generale, e in special modo su quella ornitica. Per ovvie ragioni, limiteremo la nostra
indagine all'ultimo mezzo secolo.
Qualche decennio fa i Monti Ruffi, alle pendici e su entrambi i versanti, in particolare su quello sud-orientale, erano interessati da estese coltivazioni cerealicole, e da diffusa attività di allevamento, con prevalenza della pastorizia. Le radure montane e i polje erano sfruttati quasi interamente, i boschi ceduati regolarmente, i cespuglieti ridotti dall'intervento assiduo dell'uomo.
Nel complesso, i nostri monti apparivano piuttosto brulli, molto diversi dunque dal più rigoglioso aspetto odierno, determinatosi in seguito all'avanzata delle cenosi arbustive, e dalla conseguente ricostituzione del bosco.
Questa trasformazione, biologicamente abbastanza rapida, ha avuto, naturalmente, sensibile influenza sull'avifauna locale. La pratica delle colture agricole, e in special modo di quelle cerealicole, favoriva specie che proprio nelle praterie seminative trovano il loro habitat ideale: Starna e Coturnice erano sicuramente residenti e nidificanti. E come testimoniano ornitofili e cacciatori in veneranda età, nei primi decenni del secolo anche la Pernice rossa (Alectoris rufa), specie forse introdotta, dimorava sui nostri monti, entrando in competizione con Starna e Coturnice. Insieme ai Fasianidi, anche i Columbidi erano ben rappresentati, con quasi tutte le specie italiane, compresa la Colombella.
E in un ecosistema equilibrato, con pochi cacciatori, ambiente non degradato, corsi d'acqua puliti, altre specie ora scomparse o assolutamente sporadiche dimoravano o transitavano sui Ruffi: la Quaglia, per esempio, presente nei mesi estivi; la Pavoncella, transitante nelle aree basali umide; la Marzaiola e altri Anatidi, che sostavano, in occasione della migrazione primaverile, nell'area dell'Amene.
Alla fine degli anni '50 iniziò il graduale abbandono delle coltivazioni agricole, soprattutto in altura, a parziale vantaggio della zootecnìa, in special modo bovina ed equina. Contemporaneamente, aumentava notevolmente la pressione venatoria, che diventava massiccia negli anni '70 ed '80, con il nomadismo dei cacciatori, ormai diffuso, a gravare pesantemente sul nostro comprensorio montano, non esteso e facilmente raggiungibile da Roma. Il declino dei Fasianidi prima menzionati, derivante in primis dai due fattori suesposti, e anche da altri (fra i quali soprattutto lo squilibrio generale dell'ecosistema), diventava irreversibile, data l'assenza di interventi normativi di protezione.
Il risultato di tutto ciò è che oggi le specie già citate sono scomparse; né, perdurando l'attuale situazione di lassismo, o, peggio, di disinteresse da parte di enti amministrativi e categorie interessate, è pensabile che si possa effettuare una reintroduzione che abbia serie possibilità di successo.
Dunque, in seguito all'abbandono delle coltivazioni (e anche a causa del generale disinteresse per la montagna da parte dell'uomo), arbusti e alberi rioccupavano pendii, valli e radure, andando a costituire un manto vegetale più fitto e vario del precedente. Veniva favorita, in questo modo, la presenza e la nidificazioni di molti Passe-riformi, prima non comuni o addirittura inesistenti. D'altra parte, l'assenza di interferenza dell'uomo sui piccoli uccelli permetteva la loro straordinaria diffusione. È per questo che i nostri monti vedono oggi la presenza di quasi tutti i Passeriformì caratterizzanti, nel centro Italia, la collina e la bassa montagna: Silvidi, Emberizidi, Paridi, Fringillidi e Turdidi contano oggi un buon numero di specie, certamente superiore al passato. Una precisazione si rende necessaria a questo punto: aumento delle specie dei Passeriformi non equivale ad aumento demografico dei piccoli uccelli; alcune specie sempre dimoranti nel territorio hanno subito infatti un calo della popolazione; e altre, insediatesi in seguito alla trasformazione cui abbiamo accennato, non vantano una grossa consistenza numerica. Forse, ciò è dovuto ad una certa omogeneità del territorio, e quindi degli habitat; c'è poi il problema della concorrenza fra specie simili, che devono disputarsi spazi non molto vasti; infine, non si può non far riferimento all'inquinamento dei corsi d'acqua e all'uso, anche se moderato, dei veleni agricoli.
Un altro fenomeno ha avuto la sua incidenza sull'avifauna dei Ruffi. Sempre negli anni '50, per più di un lustro, i fianchi disboscati dei nostri monti sono stati rivestiti, con interventi spesso non rispettosi della natura dei luoghi, di piante non autoctone, in particolare Pinacee, Cupres-sacee, Abeti, Cedri. Tale rimboschimento ha naturalmente significato l'avvento di uccelli legati alle specie arboree sopra menzionate: Regoli, Fiorrancini e Cince More ora abbondano sui Ruffi. a differenza degli anni anteguerra.
Ancora, in generale, c'è da registrare la scarsa preferenza, da noi di Accipitrifor-mi; i nostri monti non hanno le caratteristiche morfologiche e di habitat più favorevoli, per questi magnifici volatori. Inoltre, nonostante l'assenza di costruzioni al di sopra dei centri abitati, i Ruffi sono abbastanza frequentati dall'uomo; anche a a causa della non grande estensione del complesso montano, non è diffìcile incrociare spesso allevatori, cacciatori ed escursionisti.
Se aggiungiamo a ciò, ancora una volta, lo squilibrio del sistema e delle popolazioni animali in particolare, capiremo che è diffìcile che questi monti possano ospitare un'Aquila reale, una volta forse presente, e ancora dimorante sui vicini Lucretili. Solo Poiana e Gheppio resistono all'inesorabile declino dei Rapaci; e questo grazie alla loro adattabilità e alla disponibilità di siti di nidificazione per queste specie.
Complessivamente, la situazione dell'avifauna dei Ruffi non è dunque disastrosa: gli appassionati di ornitologia e i birdwat-chers possono sicuramente divertirsi sui nostri monti, se partono dal principio che avranno, purtroppo, davvero scarse opportunità di poter osservare facilmente il volo maestoso di Falconidi ed Accipitridi. Tuttavia, proprio la reintroduzione e la protezione dei rapaci un tempo preferiti (ad es. il Falco pellegrino), e di Fasianidi, nell'ambito di un riequilibrio dell'ecosistema, mi pare la sfida faunistica più interessante e importante per i Ruffi; perché non è giusto né culturalmente, né eticamente, che un territorio venga privato, per cause tutt'altro che naturali, di animali che lo abitavano forse da millenni.
Nell'elencazione delle varie specie, raggnippate in Famiglie, ho seguito la sistematica adottata da P. Brichetti e B. Massa nella "Check-lisi degli Uccelli italiani" (Riv. It. Orn., 54 (1-2), 3- 37, 1984).
Non ho ritenuto opportuno indicare anche l'Ordine, superfluo per una trattazione come la presente. È appena il caso di precisare, poi, che la mancata indicazione di una Famiglia, rispetto alla classificazione di cui sopra, implica che essa non ha rappresentanti sui nostri monti.
La sigla che segue il nome scientifico delle specie, posta secondo l'ordine di importanza nel territorio, indica la seguente condizione fenologica delle stesse:
S = sedentaria B = nidificante M = migrante W = svernante I = invasiva
Un' ultima, doverosa annotazione: questo lavoro è inteso soprattutto a far conosce gli Uccelli dei Ruffi; esso ha dunque carattere divulgativo, e si discosta necessariamente dalle normali relazioni ornitologiche su un dato territorio. Inoltre, le mie osservazioni sono certamente incomplete; sarò grato a chi fornirà ulteriori elementi di conoscenza.
Poiana (Buteo buteó) - SE: quando volteggia alta, disegnando cerchi nel cielo, ci si chiede come possa essere accaduto che questo uccello, e i Rapaci in genere, abbiano potuto subire le persecuzioni che, insieme ad altri fattori, li hanno ridotti alla consistenza numerica attuale. È grazie alla sua adattabilità che la Poiana ha potuto resistere, e tuttora nidifica nel nostro territorio, con un paio di coppie.
Sparviere (Accipiter nisus) - SB: è difficile scorgerlo, perché rimane quasi sempre celato nella vegetazione. Ma i Ruffi possono sicuramente vantare la presenza di questo Accipitride, avvistato più volte nei suoi slalom di caccia fra gli alberi.
Nibbio bruno (Milvus migrans) - M: questo scuro Rapace può essere osservato, in estate, mentre plana sulle Vie Tiburtina e Sublacense, e lungo l'Autostrada Roma-L'Aquila, dunque presso il confine naturale dei Ruffi. Proviene dalle più spaziose aree limitrofe, né è rinvenibile altrove nel nostro comprensorio.

Gheppio (Falco tinnunculus) - SB: è il falchetta che sorprendiamo spesso mentre fa lo "spirito santo"; e non è raro udire il suo acuto "chi, chi, chi", emesso nel volteggio sul territorio o quando "litiga" con la Cornacchia grigia. Molto adattabile, è diffuso ovunque.
Lodolaio (Falco subbuteo) - M,B: ha le dimensioni del Gheppio, ma ali lunghe e appuntite e volo agile, con picchiate basse e velocissime. All'osservazione, di certo non facile, sono evidenti i mustacchi neri e i "calzoni" rosso mattone. Migratore, è presente e nidificante nella fascia collinare degradante verso le pianure di Marano Equo ed Anticoli Corrado.

La Quaglia (Coturnix coturnix) è diventata del tutto occasionale; sosta brevemente, durante la migrazione primaverile, fra le alte erbe dei campi non ancora falciati.
La Starna (Perdix perdix) e il Fagiano comune (Fasianus colchicus) vengono reintrodotti per scopi venatori e campano qualche mese, se sono fortunati. Che cosa dire di più?
Beccaccia (Scolopax rusticola) - M,W: il suo incontro è emozionante: proverbialmente mimetica, rimane acquattata sul terreno sino all'ultimo metro, poi scatta col caratteristico frullo d' ali, tendendo a celarsi subito dietro ostacoli naturali. Qualche decennio fa era comune in tutto il territorio; adesso è molto più scarsa e la troviamo, dai primi di novembre, quasi esclusivamente nei boschi collinari e montani più freschi.
Beccaccino (Gallinago gallinago) -M,W: altro Scolopacide ormai non comune nel nostro comprensorio, mentre un tempo, nei mesi invernali, abbondava in tutte le zone umide. Quando è individuato balza in volo con tale rapidità da risultare, a volte, quasi impercettibile. Si rinviene soprattutto nei prati ai margini dell'Amene e del Gio-venzano-Fiumicino.

Gallinella d'acqua (Gallinula chloropus) - SB: è un perfetto esempio di adattabilità alle mutazioni ambientali. Anche un solo fosso può bastarle per dimorare, purché provvisto di vegetazione ripariale. Grazie al suo eclettismo risiede lungo tutto PAniene, ma anche in slarghi del Giovenzano-Fiumicino, unico Rallide ancora presente in questo torrente.
Porciglione (Rallus acquaticus) - SB: adattabile quasi quanto la Gallinella d'Acqua, popola ancora, in numero ridotto, i bordi del fiume Aniene e i prati ai suoi margini con vegetazione fìtta. Abbastanza elusivo, non disdegna habitat assolutamente preclusi ad altre specie, come gli stagni e i canali che convogliano gli scarichi fognari verso PAniene.

Piccione selvatico (Columba livia) - SB: non esistono più, da noi, colonie selvatiche di Columba livia. Allo stato semidomestico è invece comune in paesi e campagne, dove non è infrequente osservare grossi stormi di questi Columbidi che volteggiano veloci e concordi su campi e prati stoppia-cei, sui quali atterrano repentinamente alla ricerca di cibo.
Colombaccio (Columba palumbus) -M,W,SB?: è il più grande fra i Columbidi, e anche il più diffidente; sta quasi sempre al coperto, salvo quando scende a terra per ingozzarsi di ghiande e altri semi. È diffuso, in inverno e nei periodi migratori, nei boschi di qualsiasi tipo. Da accertare l'eventualità che nidifichi.
Tortora (Streptopelia turtur) - M: compare regolarmente a metà estate, e si insedia nei.campi coltivati e nelle campagne alberate, preferibilmente nei pressi di corsi d'acqua. In questi luoghi la si sorprende quasi sempre sul terreno, in cerca di semi, frutti e anche insetti. Dopo la sosta estiva continua il suo viaggio verso l'Africa, dove sverna.
Tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocto) - SB: il suo richiamo trisillabico è ben noto, perché la Tortora dal collare dimora vicino gli abitati, spesso a stretto contatto con l'uomo; tuttavia abita anche le campagne alberate. È diffusa, ma non molto numerosa.
Cuculo (Cuculus canorus) - M,B: arriva in marzo, o al più tardi in aprile, per ripartire in settembre per l'Africa equatoriale, risultando comune ovunque. Tutti conoscono la sua peculiare caratteristica, cioè il parassitismo di cova, ma pochi sanno che è specie molto utile, perché si ciba di bruchi e insetti dannosi.
Barbagianni (Tyto alba) - SB: lo Stri-giforme più conosciuto, dai colori chiari e dal piumaggio incredibilmente soffice, che gli consente un volo assolutamente silenzioso. Purtroppo a questa caratteristica fa riscontro il rumoroso soffio che emette di notte, e che può disturbare chi abita nei pressi del nido; per il Barbagianni significa spesso lo sfratto coatto, se non un destino peggiore. Resta tuttavia abbastanza diffuso.

Gufo comune (Asio otus~) - SB: viene tirato in ballo ogniqualvolta è avvistato un Rapace notturno. Ma il Gufo è in flessione nel territorio dei Ruffi, forse a causa dell'alterazione del suo habitat e del retaggio della lotta ai "nocivi". È comunque ancora presente in diversi boschi di latifoglie della collina e della media montagna.
Allocco (Strix aluco) - SB: il tremolante canto territoriale del maschio continua a risuonare, nelle notti invernali, un po' ovunque. E così l'Allocco diventa un altro simbolo della Natura che continua a resistere nonostante i colpi che le sono stati inferii, essendo l'unico Strigide ad aver mantenuto la sua consistenza demografica.
Civetta (Athene noctud) - SB: nelle campagne alle pendici dei Ruffi, vicino i centri abitati ma anche nelle valli montane, soprattutto al crepuscolo, capita di udire all'improvviso i suoi aspri versi, ritenuti ancor oggi, da molti, presagio di sventura. A volte è possibile osservarla in pieno giorno, e allora risalta subito la sua piccola taglia, e la testa schiacciata. Residente, appare in lieve diminuzione.
Assiolo (Otus scops) - B,M: il suo inconfondibile, melanconico "chiù" non risuona quasi più nelle nostre campagne; le trasformazioni ambientali, l'uso di veleni agricoli, la mancanza di vecchi alberi lo hanno ridotto ai minimi storici. Ed è un peccato, perché l'Assiolo, principalmente insettivoro, può rendere notevoli servigi all'agricoltura.

Succiacapre (Caprimulgus europaeus) -M,B: molti non hanno mai neppure inteso il suo nome, ma il Succiacapre, strano, mimetico uccello, è ancora fra di noi. Al crepuscolo e di notte il suo vibrante "err-err-err" ne segnala la presenza, confermata dal volo notturno, a volte visibile. Migratore, è presente nel periodo riproduttivo e staziona quasi invariabilmente al confine fra i boschi e le campagne limitrofe.

Rondone (Apus opus) - M,B: creatura aerea per eccellenza, è sempre in volo, e in stormi saettanti, al tempo della cova, riempie di acute strida il cielo dei nostri paesi. È più numeroso dove può trovare cavità e buchi in muri e tetti, spesso in concorrenza coi Piccioni domestici. Migratore, giunge dall'Africa in aprile e già a fine luglio, o al più tardi in agosto, riparte per i quartieri di svernamento.

Martin pescatore (Alcedo atthis) - SB: il Giovenzano-Fiumicino lo ha perduto, nell'Amene è ridotto a pochi esemplari, minacciati da inquinamento, stravolgimento dell'habitat, carenza di prede naturali. Desta rabbia il ricordo di una sfrecciante macchia azzurra, che dava colore, e più prestigio, ai nostri corsi d'acqua.
Upupa (Upupa epops) - M,B: chi l'ha vista almeno una volta non può non esserne stato colpito: per il ciuffo di piume erettili che diventa una cresta a ventaglio, le strie bianche sulle ali nere, e il lungo becco che infila nel terreno per catturare lombrichi ed insetti. Migratrice, giunge in aprile, stabilendosi ovunque, dalla campagna asciutta alle valli montane.

Picchio verde (Picus viridis) - SB: è il Picchio più grande e forse il più numeroso. Assolutamente inconfondibile la "risata" lunga e squillante con cui marca il territorio. Appare stupendo in piena luce, perché allora risaltano il manto verde molto lucido, il groppone giallastro e la nuca cremisi. Risiede nelle parti basali e collinari del territorio.
Picchio rosso maggiore (Picoides ma/or) - SB: passeggiando nei boschi dei Ruffi può capitare, specialmente in primavera, di udire il suo tambureggiamento sui tronchi, accelerato nel finale. Anche un duro "chicli", inconfondibile, ne rivela la presenza. Ha il merito di lasciare i suoi siti di nidificazione ad altre specie, perché ogni anno scava sui tronchi un nuovo buco. È residente e abbastanza diffuso.
Picchio rosso minore (Picoides minar) -SB: ha la taglia di un passeriforme, e comportamento riservato, preferendo stazionare nelle alte fronde degli alberi; non è facile, dunque, individuarlo. Soccorre, a primavera, il suo frequente, rapidissimo tambureggiamento e il suo acuto e ripetuto "kikiki". Sedentario, lo troviamo sia nei boschi misti montani, sia nei boschi più aperti e umidi di pianura, ma sempre in numero ridotto.
Torcicollo (Jynx torquilla) - M,B: è il tipico "chi-chi-chi" ad annunciarne l'arrivo, in primavera, nelle pianure alberate. Classificato fra i Picidi, all'osservazione ha struttura di Passeriforme; è nota la sua abitudine di torcere il collo di lato e all'in-dietro, da cui il nome. È molto diffuso.
Allodola (Alauda arvensìs) - M,W: il suo canto è inconfondibile, e può durare diversi minuti. Purtroppo, non è facile ascoltarlo nel nostro territorio, dove l'Allodola si è rarefatta, soprattutto a causa della regressione delle aree coltivate. Così, mentre decenni or sono popolava anche le valli montane, ora si rinviene, nei periodi migratori e nei mesi invernali, quasi unicamente nei prati alle pendici dei Ruffi.
Tottavilla (Lullula arborea) - SB,M: somiglia all'Allodola, ma ha coda più corta e sopracciglio crema che arriva sino alla nuca. La si può osservare generalmente quando è a terra, spesso in compagnia di 4 o 5 consimili, ma anche posata su alberi e cespugli, comportamento non frequente negli altri Alaudidi. È nidificante nelle zone collinari e montane, ma frequenta, nei mesi freddi, anche la pianura umida.

Rondine (Hirundo rustica) - M,B: simbolo della primavera e migratrice per eccellenza, merita il rispetto attribuitole, dato che è capace di percorrere anche 10.000 Km., dai luoghi di svernamento dell'Africa meridionale ai nostri quartieri. Può avere problemi di nidificazione, per-
che preferisce porre il nido in stalle e fienili, non più comuni. Allora, si accontenta di ponti stradali, ruderi e cornicioni di case. In flessione, resta tuttavia diffusa.
Balestruccio (Delichon urbicd) - M,B: nei nostri centri abitati è lui, e non la campagnola Rondine, ad annunciare la primavera. Nella seconda metà di marzo, presso i tetti, iniziano i dolci voli planati di questi piccoli Irundinidi dal groppone bianco. Più coloniale della Rondine, il Balestruccio abita con lei anche le campagne, risultando così molto comune ovunque.
Topino (Riparia riparia) - M: dai locali chiamato impropriamente "Rondine di mare", è in realtà uccello fluviale. Il suo nome scientifico è davvero appropriato, visto che nidifica sulle pareti di sabbia, ghiaia o roccia prospicienti i fiumi. Ma non nei Ruffi, dove non abbiamo rinvenuto nidi e nei quali la sua presenza è limitata all'epoca delle migrazioni, lungo alcuni tratti del fiume Aniene.
Ballerina bianca (Motacilla alba) - SB: inconfondibile specie, dai colori bianchi e neri, che a terra cammina spostando la testa avanti e indietro. È la specie più diffusa del genere "Motacilla", forse perché non dipende tanto strettamente dall'acqua quanto la Ballerina gialla e la Cutrettola. È pressoché impossibile non notarla nelle strade poderali e nei campi alle pendici dei Ruffi, ma ormai la si vede spesso anche presso i centri abitati.
Ballerina gialla (Motacilla cinerea) -ÌB: legata all'acqua che scorre, è possibile
osservarla mentre trotterella lungo torrenti, canali e scoli, alla ricerca di insetti. Nidifica in cavità di muri, rocce ripariali e ponti. È presente nella pianura e in collina, con popolazione minore rispetto alla Ballerina bianca.
Cutrettola (Motacilla flava) - M: sono i prati umidi il suo habitat; su questi si possono notare, a volte, piccoli stormi di uccellini giallo-verdastri indaffarati nella ricerca di cibo: le Cutrettole, appunto. Le sottospecie osservate nei Ruffi, Motacilla flava cinereocapilla e Motacilla flava flava, compaiono solo nei periodi migratori, per cui riteniamo che non nidifichino nel territorio.
Prispolone (Anthus trivialis) - M,B: se lo si vede nella parata nuziale, non si può dimenticare il suo alto volo sfarfallante, seguito da una discesa canora. Fra i Motacil-lidi è il più legato agli alberi e ai cespugli, anche se, come i consimili, si nutre a terra. Migratore, può transitare abbondante in aprile, mentre gli individui che nidificano, generalmente in quota, non sono numerosi.
Pispola (Anthus pratensis) - M,W: il nome italiano è onomatopeico del versetto acuto e stridente che emette quando si alza in volo. È comune nella migrazione autunnale e in inverno, ma la si può osservare facilmente anche all'inizio della primavera, sempre nei terreni erbosi e umidi.
Spioncello (Anthus spinoletta) - M,W: questo scuro uccellino, con largo sopracciglio chiaro, si rinviene solo nei periodi migratori e, raramente, in qualche sosta invernale nelle valli montane, per esempio nella piana del Merro (Fontelupo).

Scricciolo (Troglodytes troglodytes) - SB: è avvistabile quando fruga e saltella a terra e fra i cespugli alla ricerca di ragni e altri insetti. Il suo verso è un prodigio della natura, consistendo in una potente serie di note gorgheggiate, terminanti con un trillo cristallino. Molto diffuso, è ben noto per la sua piccola taglia e per la corta coda rialzata.
Passera Scopaiola (Prunella modularis) - W,M,B?: una delle specie più misconosciute, pur essendo diffusa, nei mesi invernali, nei prati basali umidi e nei campi coltivati. Tutto è dovuto alla somiglianzà col Passero, da cui si distingue però per il becco sottile e per la colorazione grigio-piombo di testa e petto. La si può osservare spesso posata su cespugli e recinzioni, dai quali si "tuffa" per cacciare insetti a terra. È forse nidificante in quota.
Pettirosso (Erithacus rubeculd) -SB,M,W: - a tutti familiare, abita gran parte del territorio, con l'esclusione delle zone più aride. E quando agli individui sedentari si aggiungono, quelli svernanti, il Pettirosso raggiunge, fra gli uccelli dei Ruffi, una densità di popolazione delle più alte.
Usignolo (Luscinia megarhynchos) -M,B: d'improvviso, ai primi di aprile, dal fitto delle siepi risuonano le sue note fluenti e melodiose, che emette anche di notte. Proprio nelle notti primaverili il suo canto assume la poeticità per la quale è giustamente noto. Presente ovunque, anche nella media montagna, è tuttavia difficile osservarlo, perché ama restare al coperto,nei cespugli che lo ospitano.
Codirosso Spazzacamino (Phoenicuru ochruros) - B,W: pur frequentando anch ambienti rocciosi (per es. il versante su" del Monte Fossicchi), nel territorio de Ruffi abita soprattutto i centri urbani, per che vi trova più facilmente siti di nidificazione. Nel periodo riproduttivo, ancoi prima che albeggi, preceduto solo dal Passero solitario, fa risuonare il suo canto, un cinguettìo stridente. È molto diffuso.
Codirosso (Phoenicurus phoenicurus) -M,B: la coda rossa, che da posato muove di frequente, è evidente sia in volo sia al momento dell'attcrraggio. Trascorre molto tempo sugli alberi, muovendosi in cerca di insetti aerei, che cattura con voli brevi da un posatoio. Frequenta i boschi misti, ma ha bisogno di alberi ricchi di cavità; forse per tale motivo, non è molto comune.
Codirossone (Monticala saxatilis) - M: è diffidente, ma se si mostra è riconoscibile per la posa molto eretta e il colore rosso-fulvo della coda; il maschio poi è inconfondibile, avendo testa e collo di un bel grigio-azzurro. Migratore, raro da noi, è stato avvistato sulla cima del Cerasolo, nel più assolato versante orientale.
Saltimpalo (Saxicola torquata) - SB: impossibile non notarlo, perché ama i posatoi di qualsiasi genere, purché non troppo elevati, riuscendo a stazionare persine su esili steli. Residente, diffuso nei prati cespugliati della pianura, conferma il dominio territoriale con uno strano "tak-tak", che assomiglia al rumore di due sassetti sbattuti uno contro l'altro.
Stiaccino (Saxicola rubetrd) - M: molto simile al Saltimpalo, ma con sopracciglio chiaro, è stato osservato nei prati pascolati della fascia pedemontana solo nel periodo della migrazione primaverile, quando fa ritorno dai quartieri di svernamento africani.
Culbianco (Oenanthe oenanthe) - M: detto così per via del sopra coda bianco, questo migratore non è comune da noi, perché predilige zone montane di maggiore altezza. Si lascia comunque osservare facilmente mentre sta posato o saltella su rocce e punti sporgenti, agitando spesso capo e coda.
Passero solitario (Monticala solìtarius) - SE: ogni nostro centro abitato ne ha qualche esemplare nidificante nelle cavità dei muri. Nonostante la vicinanza con l'uomo, e la sua abitudine di sostare immobile agli angoli dei tetti, non è di facile avvistamento, perché molto elusivo. In piena luce, il maschio evidenzia lo splendido blu lucente della sua livrea.
Merlo (Turdus merula) - SE: la sua notevole adattabilità gli ha permesso la conquista degli ambienti più vari. Dunque, nei Ruffi lo incontriamo dappertutto, anche in quota.
Tordo Bottaccio (Turdus phìlomelus) -M,W: arriva in autunno, e occupa la collina e la media montagna, particolarmente in vicinanza di oliveti. Il suo "zip" secco e ripetuto e i suoi gorgheggi melodici sono imitati dai cacciatori, non di rado con congegni elettrici vietati dalla legge. Insieme al Merlo e al Tordo sassello è tra le specie più cacciate.
Tordo sassello (Turdus iliacus) - M,W: giunge in ritardo rispetto al Tordo bottaccio, dal quale si distingue per il sopracciglio bianco e per la colorazione castano-rossiccia dei fianchi. È presente in collina e bassa montagna e lo si vede spesso a ridosso dei biancospini, perché ghiotto dei rossi pomi di questi alberelli.
Tordela (Turdus viscivorus) - SE: la si può sorprendere a terra o appollaiata sui rami di alti alberi, ma al minimo disturbo si allontana con volo potente e ondulato, emettendo a volte un caratteristico "crrr". Nidificante, abita la pianura, ma anche i boschi misti con radure limitrofe.
Usignolo di fiume (Gettici celti) - SE: nonostante il nome attribuitogli, frequenta tutta la pianura umida, non solo le zone ripariali. Quasi sempre al coperto della vegetazione, è tuttavia facilmente identifi-cabile grazie all'inconfondibile, squillante scoppio canoro. È stanziale e molto comune.
Beccamoschino (Cisticola juncidis) -SE: curioso uccelletto di facile individuazione, poiché, nel periodo riproduttivo, sorvola senza sosta il territorio, sobbalzando ed emettendo ripetuti "zip, zip, zip". Residente, abita solo le pianure a valle, con discreta popolazione.
Cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) -M,B: anche se a volte la si trova in ambienti diversi, nel territorio dei Ruffi è presente esclusivamente nelle zone dell'A-niene a canneto, del quale occupa la parte bassa. E non è diffìcile individuarla, dato che il maschio, dal suo arrivo dai quartieri di svernamento, emette in continuazione le caratteristiche note grattanti.
Cannareccione (Acrocephalus arundi-naceus) - M,B: strettamente dipendente dal canneto, ne occupa la parte più alta, dalla quale fa udire il suo canto potente, ricco di note grattate. Più grosso della Cannaiola, ha volo più lento, che spesso finisce "in tuffo" nel canneto più fitto. È presente lungo PAniene, negli stessi siti frequentati dalla Cannaiola, ma con popolazione esigua.
Canapino (Hippolais polyglotta) - M,B: non si mostra con facilità, preferendo cantare dal cuore dei cespugli. Ma è proprio il canto la sua specialità, perché vario, e perché il Canapino rivaleggia con la Cannaio-la verdognola nelle capacità imitative. È localizzato intorno alPAniene, nelle aree dove la vegetazione arbustiva si affianca a salici e ontani.
SterpazzoIina (Sylvia communis) - M,B: ha bisogno di siepi e cespugli, ma vive in ambienti più aperti rispetto alle altre Silvie. Sempre in movimento, è possibile avvistarla quando vola bassa da un cespuglio a un altro e quando compie il breve, sfarfallegiante volo nuziale. Abbastanza comune nella migrazione, è invece scarsa come nidificante.
Sterpazzolina (Sylvia cantillans) - M,B: in primavera, ad annunciarne l'arrivo è il suo caratteristico gorgheggio, che richiama, le note di un carillon, nonostante alcune tonalità aspre e metalliche. Se allo scoperto, il maschio si distingue subito per il mustacchio bianco molto evidente. Nidifica in tutto il territorio, anche in quota.
Occhiocotto (Sylvia melanocephaìa SB: è diffìcile da osservare, perché qu sempre nel folto delle siepi, ma facile individuare per la particolarità del s richiamo, un sonoro "cre-cre-cre" etnea dal coperto. Deve il nome all'anel periorbitale rosso che circonda i su occhi. È molto diffuso.
Capinera (Sylvia atricapilla) - SB: dispetto del nome, ha solo il "berretto" ner mentre la femmina lo ha di colore ross< mattone. Comunissima, è molto elusivi anche se il suo "tac, tac" di allarme ne trad sce la presenza. Spesso in compagnia di ah Silvidi, a primavera pare voler gareggiai con loro nel canto, nel quale eccelle.
Beccafico (Sylvia borirì) - M: è privo d tratti caratteristici, ma proprio quest< costante riferimento all'assenza di peculia rità lo pone all'attenzione di ornitologi < birdwatchers. Assomiglia comunque alla Capinera, anche nel comportamento, piuttosto solitario e schivo. Raro, è stato osservato solo durante la migrazione autunnale in alcune aree coltivate della pianura e della collina, per es. in località "I Colli'" di Cerreto Laziale.
Luì piccolo (Philloscopus collybita) -M,B,W: il suo inconfondibile "ciff-ciaff, che risuona già ai primi di marzo nelle zone alberate, annuncia il suo ritorno, anche se alle nostre latitudini è migratore parziale. Piccolo, di non facile avvistamento, è però presente ovunque, sino alla cima dei rilievi.
Luì bianco (Philloscopus bonelli): M,B: di aspetto più chiaro degli altri Luì, non si lascia fissare facilmente nell'obiettivo, perché svolazza continuamente nel fogliame degli alberi, emettendo un canto trillante. Migratore, giunge in aprile, insediandosi nei boschi misti di conifere e latifoglie, ma non è molto comune.
Luì verde (Philloscopus sibilatrix) - M: è più grosso e ha colori più vivaci degli altri Luì. Anche il canto, emesso dall'alta chioma degli alberi, è inconfondibile: una lenta ripetizione di una nota sibilante, con trillo finale. Migratore, sosta nei boschi montani soprattutto in aprile e maggio, sempre in numero ridotto.
Regolo (Regulus regulus) - M,W: la specie che ha tratto maggior vantaggio dai rimboschimenti effettuati negli anni '50. È il più piccolo uccello d'Europa, insieme al Fiorrancino; ma se esce allo scoperto è possibile ammirarne la grazia e la vivacità, dato che non teme l'uomo. È rinvenibile ovunque siano state impiantate conifere.
Fiorrancino (Regulus ignicapillus) -SB,M: come il Regolo, possiede un brillante vertice giallo-arancione, ma ha sopracciglio bianco e stria nera attraverso gli occhi. Meno legato alle conifere rispetto al Regolo, è più diffuso di questo, e se ne può udire spesso il verso, che è molto fievole, ma ha toni altissimi.
Pigliamosche (Muscicapa striata) -M,B: quasi sempre allo scoperto, ha comportamento tipico: posato su rami, fili e assi, si invola verso gli insetti, li cattura con uno schiocco del becco, poi torna rapidamente sullo stesso posatoio, o su un altro vicino. Diffuso, nidifica in buchi e cavità aperte negli ambienti più vari, dalle campagne ai cimiteri, spesso in vicinanza di fonti d'acqua.
Balia dal collare (Ficedula albicollis) -M, B? - le parti nere e bianche permettono di identificare immediatamente il maschio, quando si mostra; se però è nel fogliame, il piumaggio contrastante costituisce un insospettato, perfetto camuffamento. Frequente nei passi, la Balia dal collare è forse anche nidificante sui Ruffì, ma certamente non comune.
Balia nera (Ficedula hypoleucd) - M: ha praticamente lo stesso piumaggio della Balia dal Collare, e abitudini simili. Nel nostro territorio è però ancora più rara, transitandovi solo all'epoca delle migrazioni. Sosta nei boschetti di latifoglie, dove la si può osservare quando è posata sui rami scoperti.

Codibugnolo (Aegithalos caudatus) -SB: molto diffuso, è riconoscibile per la lunga coda nera bordata di bianco. Gregario, si sposta da un albero all'altro emettendo tipici versetti. Abita i boschi di latifoglie, prediligendo quelli con sottobosco, sino in quota. Il suo nido è una straordinaria struttura globosa di muschi, licheni, fibre vegetali e ragnatele, con apertura laterale, nella parte alta.

Cinciallegra (Parus ma/or) - SB: sono stati censiti più di 50 versi di questa Cin-cia, ma il suo sonoro "ti-ciù, ti-ciù, ti- ciù" territoriale è noto a tutti. Frequenta ogni ambiente dei Ruffi, dalla pianura alla montagna, risultando così molto comune. A suo vantaggio, va diffondendosi anche da noi l'uso delle cassette-nido, che la Cinciallegra, in periodo riproduttivo, è lesta ad occupare.
83

Cinciarella (Parus caeruleus) - SB: piccola, vivacissima e dagli inconfondibili colori verdi-azzurri, è piacevole osservarla nel suo incessante andirivieni fra il nido e le piante sulle quali va a cercare insetti e larve per i pulcini. E questa opportunità è sicuramente possibile ovunque, vista la sua notevole diffusione.
Cincia bigia (Parus palustris) - SB: ha livrea meno appariscente rispetto alle altre Cince. Sempre in attività, come tutti i Paridi, frequenta anche la vegetazione bassa. Residente, la troviamo soprattutto nei boschi di latifoglie più freschi.
Cincia mora (Parus ater) - SB: ha tratto vantaggio dai rimboschimenti con Abete rosso e dall'impianto di conifere nei nostri giardini. Agile, attivissima, non si cura della vicinanza di chi la osserva, rendendosi riconoscibile per la macchia bianca sulla nuca nera. È ormai comune ovunque.
Picchio muratore (Sitta europea) - SB: ha uno squillante richiamo, ed è in grado di discendere camminando i tronchi degli alberi. Deve il nome all'abitudine di restringere il foro del nido col fango, sino alle dimensioni di 2,9 cm., in modo che si adatti perfettamente alla sua piccola taglia. Comune, risiede ovunque, dalla pianura ai rilievi.
Rampichino (Certhia brachydactyld) -SB: in cerca di insetti, si arrampica sui tronchi salendo a spirale; poi vola ondeggiando dalla chioma sino alla base di un altro albero. È individuabile grazie all'inconfondibile canto, ma il manto mimetico
ne rende difficile l'avvistamento. Molto comune, abita i campi alberati e le zone collinari.
Pendolino (Remiz pendulinus) - SB,M: noto perché fissa il nido "a fiaschette" all'estremità di rametti (in genere di Salice), è abilissimo ad appendersi agli steli e ai rami più sottili. È localizzato lungo l'A-niene, dove la vegetazione ripariale diventa boscaglia; solo lì ci si può imbattere nel suo nido, sospeso sull'acqua.
Rigogolo (Oriolus oriolus) - M,B: al mattino, diffonde il suo canto puro e flautato dall'alta chioma degli alberi, restando sempre ben celato nel fogliame. Abita boschi maturi di latifoglie, preferibilmente in vicinanza di acqua. Non arriva prima di maggio ed è presente, con popolazione sempre discreta, nella pianura e nella fascia pedemontana.
Averla piccola (Lanius collurio') - M,B: è l'Averla più diffusa, facilmente avvista-bile in pianura perché spesso posata su cespugli e rami in attesa di prede, che qualche volta infilza negli spini, a mo' di dispensa. Il suo arrivo dall'Africa avviene non prima della fine di aprile o degli inizi di maggio.
Averla cenerina (Lanius minar) - M,B?: i tratti neri (coda, ala ed estesa mascherina frontale) permettono di distinguerla dagli altri Lanidi; ma c'è bisogno del binocolo, perché si posa sulle cime degli alberi. Piuttosto rara, si rinviene occasionalmente all'epoca delle migrazioni e, in estate, in alcune zone asciutte della pianura.
Averla capirossa (Lanius senator) -M,B?: bel Lanide, con capo e nuca di un rosso evidente, anch'esso non comune. Predilige aree aperte pianeggianti con cespugli e arbusti, ed è infatti stata osservata alle pendici del Monte Possiceli! e nella piana di Anticoli Corrado, luoghi dove forse nidifica.
Cornacchia grigia (Corvus corone cor-nix) - SB: grazie alla sua adattabilità alimentare e di habitat ha conquistato molta parte del territorio, con l'esclusione dei boschi più fitti. Residente, a causa della crescita numerica è costretta a nidificare ovunque; nelle aree aperte quasi ogni albero, anche non alto, reca un suo nido, che a volte viene sfruttato da altre specie.
Ghiandaia (Garrulus glandarius) - SB: diffusa, vive nei boschi di qualsiasi specie, ma è più facile sentirla che vederla, dato che, al minimo allarme, lancia il suo aspro "shaak" da corvide, rifugiandosi nel fogliame. Alla fine dell'inverno si riunisce spesso in stormi che sorvolano alti il territorio, gracchiando rumorosamente ed emettendo altri striduli richiami.
Taccola (Corvus moneduld) - SB: il corvide caro a Konrad Lorenz, dagli occhi grigio-chiari e dall'inconfondibile "ciàk" di richiamo, abita diverse aree localizzate, adatte alla nidificazione. È diffusa, per esempio, lungo la Via Tiburtina e l'Autostrada Roma-1'Aquila, dove può sfruttare le cavità di ponti e viadotti.
Gazza (Pica pica) - SB: comparsa da poco, subisce probabilmente la concorrenza della Cornacchia grigia. Ma la Gazza è altrettanto eclettica, in grado quindi di occupare nicchie ecologiche diverse. E da noi sta cercando di insediarsi nell'unico habitat residuo, i boschi misti, anche se normalmente predilige luoghi più aperti.
Storno (Sturnus vulgaris) - M: questo adattabile uccello abita molti ambienti, dalle città alle zone agrarie e boschive, con preferenza per gli spazi aperti. Non comune in passato, da qualche anno ha iniziato a svernare in branchi sempre più numerosi nella pianura umida. È osservabile, naturalmente, anche nei periodi migratori.
Passera d'Italia (Passer italiae) - SB: la specie più comune, strettamente PASSERIDIlegata alla presenza dell'uomo. Adattabile per antonomasia, può nidificare ovunque, anche sui tetti moderni, dove il minimo spazio fra le tegole la trova pronta ad introdursi e a occupare il sito.
Passera Mattugia (Passer montanus) -SB,M: il caratteristico, acuto cinguettìo, il vertice castano e la macchia nera sulle guance la distinguono dalla Passera d'Italia. Meno confidente di quest'ultima, frequenta i centri abitati, ma anche i boschi e le radure con alberi aventi cavità.
Fringuello (Fringilla coelebs) - SB,M: emesso di continuo durante la stagione riproduttiva, il suo canto, con note in crescendo e trillo finale, è inconfondibile, così come il sonoro "cink-cink" di richiamo. È distribuito in tutto il territorio, sino ai rilievi.
85
Cardellino (Carduelis carduelis) - SB: noto per la ricerca dei semi di cardo (da cui il nome), è piacevole osservarlo in questa attività: in piccoli stormi, cinguettando incessantemente, svolazza da un cardo all'altro. È molto comune.
Verzellino (Serinus serinus) - SB: il più piccolo fringillide europeo è presente ovunque, ma più diffuso in vicinanza di conifere. Lo si trova, per esempio, in tutti i cimiteri dei nostri paesi, nei quali risuona di continuo il suo acuto canto tintinnante, somigliante a quello del Canarino.
Verdone (Carduelis chlorìs) - SB: diffuso e adattabile, questo uccello verde-oliva abita soprattutto pianure e campagne, dove spesso si odono i suoi trilli e iJ suo caratte-ristico, rauco "djui" di richiamo. Si lascia osservare non infrequentemente.
Lucarino (Carduelis spinus) - M,W: arriva in autunno, con popolazione fluttuante di anno in anno, a volte anche abbondante. Morfologicamente è simile al Cardellino, con becco ugualmente acuto, ma ha colorazione giallo-verde. Ricerca i semi sugli alberi con movimenti veloci, e sovente si appende ai rami capovolto, come le cince. Uccellino collinare, Io si vede anche lungo l'Aniene, nei boschetti umidi.
Fanello (Carduelis cannabina) - M,W: come il Lucarino, giunge in autunno, ed è una gioia in più per il birdwatcher, dato che il maschio ha colorazione fine, con petto e pìleo rosso carminio. Di rado numeroso, staziona soprattutto presso i cespuglieti collinari e montani.
Crociere (Loxia curvirostra) - I,W: conosciutissimo per via del becco incrociato e per i colori sgargianti, questo mas ciò fringillide non è tuttavia facile osservare , perché frequenta la fitta chki delle conifere, alla ricerca dei semi di pigne. D'altra parte arriva da noi solo occasione di spostamenti invasivi, ca nell'autunno 1990, quando è stato avvii to sul Monte Macchia e sul Costa Sole.
Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) - SBJ quando si inquadra il maschio nelle lei del binocolo, non può sfuggire un'espre sione di meraviglia per la bellezza d manto, sul quale spicca il cappuccio nero il rosso cremisi delle parti inferiori. \\ anche il malinconico "piiu" che emen ogni tanto non può essere confuso co richiami di altri uccelli. Abbastanza diffù so, risiede sia in collina che in quota.
Frosone (Coccothraustes coccothraustes - M,W: il fringillide più grande, dai bei colori e dall'enorme becco, col quale può schiacciare i semi e i noccioli più duri. All'improvviso, in autunno, compare sulle cime di alberi e alti arbusti, dai quali scatta, se disturbato, con volo potente. Si insedia soprattutto nelle zone basali e collinari.
Zigolo nero (Etnberiza cirlus) - SB: è Io zigolo più comune. Sovente concede al birdwatcher la possibilità di osservarlo, posandosi sulla sommità di siepi, arbusti e alberelli. Comunque, nella stagione riproduttiva e anche oltre se ne ode il canto, un trillo metallico ripetente una sola nota. Abita gli ambienti aperti, anche collinari, con preferenza per quelli con siepi e cespugli.
Zigolo giallo (Emberiza citrinella) -B,M?: ha manto inconfondibile, con capo e parti inferiori di un giallo appariscente, ma è facilmente identificabile anche dal canto, un'acuta nota ripetuta, seguita da una nota finale prolungata. Ama gli spazi aperti di collina e soprattutto di montagna con cespugli e arbusti. E in tali habitat lo si ritrova anche sui Ruffi, dove tuttavia è nettamente meno diffuso dello Zigolo nero.
Zigolo Muciatto (Emberiza citi) - SB: è una presenza importante, quella di questo schivo zigolo, in regressione in quasi tutta la Penisola, e purtroppo anche nel nostro territorio. Comunque, è sicuramente ancora nidificante nel sassoso versante orientale del Monte Cerasolo.
Ortolano (Emberiza hortuland) - M,B: è uccello elusivo, e per di più abbastanza raro sui Ruffi. Ma il suo malinconico canto è inconfondibile, e ne rivela la presenza. Nidifica negli spazi aperti cespugliosi e rocciosi, per esempio in località "Ara delle Valli" di Cerreto Laziale.
Migliarino di palude (Emberiza schoe-nicliìs) - M,W: di aspetto simile al Passero, ha però testa e gola nere, parti inferiori bianche, e un caratteristico volo basso e sobbalzante. Abitatore di luoghi umidi, nei mesi invernali e durante la migrazione lo troviamo lungo PAniene e il Giovenzano-Fiumicino.
Strillozzo (Miliaria calandra) - SB: questo grosso zigolo è diffuso in tutta la fascia pianeggiante. Emette il suo strano verso metallico anche in autunno, dunque alla fine della stagione riproduttiva. Caratteristico anche il suo volo sfarfallante, con zampe calate, effettuato da cespuglio a cespuglio.