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"I Boschi Misti" |
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È il carpino nero a giocare il ruolo fondamentale nella costituzione di questo tipo di cenosi che si sviluppano su substrati calcarei con abbondante rocciosità affiorante e rappresentano la formazione forestale prevalente nell'area, soprattutto alle quote più elevate. Il carpino nero è un albero caducifoglio distribuito in Europa, Asia minore e Caucaso, con baricentro (centro di diffusione) situato nelle regioni del mediterraneo orientale. È ben riconoscibile per gli appariscenti amenti femminili e maschili che, all'inizio della primavera, pendono elegantemente dai rami dello stesso individuo. Produce semi in grande quantità e possiede un apparato radicale che si sviluppa molto anche in superficie e che quindi gli consente di crescere su suoli rocciosi o poco profondi; raramente raggiunge altezze notevoli. Il suo legno è compatto, "duro come l'osso" (secondo il nome di origine greca) e per questa caratteristica è stato sfruttato nel passato per la produzione di carbone. La diffusione di queste comunità vegetali è stata probabilmente favorita dalla ceduazione in quanto il carpino nero, avendo una grande capacità pollonifera ed un ritmo di accrescimento piuttosto elevato rispetto ad altre specie (come ad esempio le querce), tende con il tempo a diventare dominante. È quindi possibile che questo bosco abbia invaso man mano aree di pertinenza di altre comunità come i querceti a roverella e le faggete. La facilità di espansione e di colonizzazione di questo albero lo porta quindi ad occupare attualmente aree caratterizzate da ambienti differenti per esposizione, acclività dei versanti, umidità, temperatura. È perciò evidente che le piante con cui esso si accompagna siano di volta in volta diverse a seconda delle condizioni ambientali locali. Nei settori più alti in quota e nelle esposizioni più fresche (nord ed est), il carpino nero tende a costituire formazioni boschive meso-file, composte cioè da specie che prediligono ambienti con condizioni medie di temperatura, umidità e luminosità. Si associa così ad altre caduci foglie fisionomicamente significative come il tiglio nostrano, l'acero d'Ungheria, l'acero napoletano (Acer neapolita-mm) dalle grandi foglie palmate, il nocciolo, il sorbo montano (Sorbus aria), caratteristico per le sue foglie argentate sulla pagina inferiore ed i bei frutti rossi. Sono inoltre presenti l'orniello, l'oppio, il cerro, la roverella e, più frequentemente al margine del bosco il maggiociondolo (Laburmtm anagyroides), specie orientale che alla estrema bellezza dei suoi fiori gialli portati in eleganti grappoli contrap-|X)ne una velenosità estesa a quasi tutte le jarti della pianta e maggiormente concentrata lei semi. In particolari condizioni di umidità ambientale, troviamo il carpino bianco (Car-pinus betulus) ed il faggio (Fagus sylvatica) che, ridotto a pochissimi esemplari, è attualmente in sensibile ripresa sul Monte Costasele e sui Monti Roffi. Nello strato arbustivo compaiono il biancospino selvatico e quello comune, la fusaria comune (Euonymus europaeus), la dafne laureila, il caprifoglio, il corniolo maschio o grugnale (Cornus mas) dai gustosi frutti rossi, il pungitopo, il pero selvatico (Pyrus pyraster), la rosa cavallina (Rosa arvensis) e canina. Molte di queste piante ed altre come il prugnolo e, più raramente, il ciliegio cani-nò (Prunus mahaleb), entrano a far parte del mantello. Lo strato erbaceo, molto ricco, è composto da specie come il bucaneve (Galanthus niva-lis), la scilla silvestre (Stilla bifolia), l'aglio pendulo (Allium pendulinum), l'erba trinità (Hepatica nobilis), il pie di gallo (Eranthis hiemalis), la colombina cava (Corydalis cava), la colombina minore (Corydalis pumi-la), la moscate!lina (Adoxa moschatellina) e il cipollaccio stellato (Gagea lutea) che fioriscono quando gli alberi sono ancora spogli. Sono presenti altre piante quali l'anemone gialla (Anemone ranunculoides), l'anemone appennina (Anemone apennind) che compare all'inizio della primavera ed è così abbondante da ricoprire quasi completamente il suolo con i suoi fiori lillà (talvolta bianchi), la lattuga dei boschi (Mycelis muralis), la cicerchia veneta, la sassifraga a foglie rotonde (Saxifraga rotundifolid), la bocca di lupo (Melittis melissophyllum), la campanula selvatica (Campanula trachelium), la melica comune, la festuca dei boschi, il forasacco maggiore (Bromus ramosus), la fienarola dei boschi (Poa nemoralis), l'erba lucciola a foglie larghe (Luzula sylvatica), la fragola, il giglio rosso (Lilium bulbiferum ssp. croceum) dai grandi fiori arancioni, il sigillo di Salomone comune (Polygonatum odoratimi), il geranio di S. Roberto (Geranium robertianum), la silene italiana (Silene italica), la veccia silvana (Vicia sepiurrì), l'euforbia delle faggete, la mercorella bastarda (Mercurialis perennis), la arabetta maggiore (Arabis turrita), la dentaria greca (Car-damine graeca) la colombina bianco-gialla (Corydalis ochroleucd), l'orchidea nido d'Uccello (Neottia nidus-avis), il gigaro scuro (Arum maculatimi) e alcune felci come l'asplenio tricomane (Asplenium trichomanes), il polipodio sottile (Polypo-dium interjectuni), la felcetta fragile (Cystop-teris fragilis) che prediligono le stazioni rocciose. Molte tra queste specie caratterizzano comunemente gli ambienti di faggeta, ciò dimostra ulteriormente la capacità del carpino nero di occupare ambiti ottimali per altre formazioni. Nei settori più caldi e altrove a quote mediamente inferiori, la composizione floristica varia ed al carpino nero, si accompagnano specie più termofile (che vivono bene in ambienti caldi), gran parte con una marcata origine orientale. Sono così presenti l'acero minore, il carpino orientale, l'orniello che proprio in questo ambito trovano condizioni ottimali per il loro sviluppo, ed inoltre la roverella - spesso in grande quantità -, il cerro, l'oppio, l'acero d'Ungheria, il maggiociondolo, il sorbo domestico, talora il leccio e, nelle aree dove il bosco è più diradato, il terebinto e l'albero di Giuda (Cercis siliqua-strurrì), ben riconoscibile, all'inizio della primavera, per il colore rosa acceso dei suoi fiori portati direttamente sui rami vecchi ancora privi di foglie. Tale fenomeno, chiamato caulifloria, è diffuso tra le piante tropicali, mentre in Europa è limitato a questo albero e al carrubo. Rara e localizzata (settore orientale dei Monti Ruffi), ma assolutamente degna di nota, è la presenza dello storace (Styrax officinalis) che richiama l'attenzione per le sue foglie vellutate ed i bianchi fiori, intensamente e assai gradevolmente profumati. È anch'essa una specie di provenienza orientale, la cui diffusione in Italia è circoscritta al Lazio, in particolare a poche località della provincia di Roma (dintorni di Tivoli e Guidonia, Colli Albani, Monti Pre-nestini), e alla Campania (presso Mondrago-ne). Questa peculiare e puntiforme distribuzione ha incuriosito molti studiosi e così, per alcuni, lo storace è una entità non indigena, introdotta in epoca romana, mentre secondo un'altra ipotesi (Montelucci, 1946), forse la più verosimile, può essere considerato, al pari dell'albero di Giuda, come relitto della vegetazione appenninica preglaciale. Lo strato arbustivo è composto dalla cornetta dondolina (Coronilla emerus), dal citiso a foglie sessili (Cytisus sessilifolius), dal corniolo maschio, dalla robbia selvatica, dal pungitopo, dalla dafne laureila, dal caprifoglio, dal tamaro, dal biancospino comune, dall'asparago pungente, dalla fusaria comune. In alcuni settori, il bosso (Buxus sempervirens), relitto di una comunità vegetale (il bosco misto sempreverde) ormai non più esistente, forma densi cespugli e tende ad essere l'unico arbusto presente nel sottobosco. I suoi semi producono sostanze odorose in grado di attrarre le formiche che così ne facilitano la dispersione e, come la ginestra dei carbonai, questa è una delle poche specie legnose nostrane ad avere tale tipo di disseminazione. In tempi lontani il bosso, conosciuto anche per il suo legno durissimo, doveva probabilmente essere più diffuso perché qualche vecchio del luogo ne ricorda ancora l'uso abituale durante le festività patronali, quando, con le sue fronde disposte ad arco, veniva ornato l'uscio della casa in cui era ospitata la statuina del santo. Il mantello è essenzialmente composto dalla cornetta dondolina e dal citiso a foglie sessili. Tra le specie erbacee si può segnalare la scutellaria di Colonna (Scutellaria columnaé), Perba-perla azzurra (Buglossoides purpuro-caeruled), il palèo rupestre e quello selvatico, l'edera, il ciclamino primaverile, la cicerchia veneta e molti altri elementi presenti sia nei querceti a roverella, con i quali queste comunità termofile vengono frequentemente a contatto, sia negli aspetti mesofili dei boschi misti. I pascoli legati a questi consorzi forestali, danno luogo a due tipi floristicamente ben differenziati, in stretta relazione con la morfolo gia e la natura dei suoli.II primo, presente nei settori più aridi, è simile a quelli già descritti precedentemente. Alle quote più elevate (900-1100 m), dove esso occupa una maggiore estensione, prevalgono specie con migliori capacità di adattamento al freddo invernale, tanto da essere in grado di superare questa stagione avversa proteggendo le gemme con i resti delle proprie foglie secche e con il terriccio (emicriptofite). Compaiono inoltre elementi a diffusione eurasiatica e altri il cui areale di distribuzione non è strettamente localizzato sulle coste del mediterraneo ma si prolunga anche verso nord everso est (eurimediterranei). Le specie checaratterizzano questo aspetto prativo, molte rare ed altre endemiche, sono: la radicchiella laziale (Crepis lacera), la carlina zolfina (Carlina utzkd) nota per gli usi alimentari del suo ricettacolo, l'enula montana (Inula montana), il fiordaliso (Centaurea gr. pannonica), la pilosella (Hieracium piloselld), la bambagia senza pappo (Micropus erectus), il dente di Ieone comune (Leontodon hispidus), la festuca a foglie robuste (Festuca robusti/olia), la fumana comune (Fumana procumbens), l'eliantemo maggiore (Helianthemwn nummularium), l'ononide spinosa (Ononis spinosa),l'astragalo minore (Astragalus sesameus) -soprattutto nei settori con suolo marnoso -, il fieno-greco di Montpellier (Trigonella monspeliacd) noto per pochissime località laziali, la silene otite (Silene otites), il garofano selva tico (Dianthus sylvestris), la valeriana tuberosa (Valeriana tuberosa), la vedovina a teste bianche (Cephalaria leucantha), lo spillone biancastro (Armeria canescens), la perlina rossiccia (Parentucellia lati/olia), il ranuncolo millefoglie (Ranimculus millefoliatus), la sassifraga granulosa (Saxifraga granulata) e due orchidee molto belle quali l'orride di Bertolo-ni (Ophrys bertolonii) e l'ofride fior d'ape (Ophrys api/era). Ad abbellire ancor più questi pascoli in primavera, contribuisce il narciso poetico (Narcissus poeticus), specie protetta nel Lazio e poco diffusa sui Monti Ruffi, che, nascosto tra le rocce, forma piccole colonie profumate. Molto localizzata, tuttavia di grande interesse, è la presenza del cipol laccio di Boemia (Gagea bohemica ssp. saxatilis), piccola pianta con graziosi fiori gialli, finora nota soltanto per alcune aree montane del reatino. L'altro tipo di prateria, il cui elemento carat-teristico è rappresentato dalla covetta dei prati (Cynosurus cristatus), è invece legato agli aspetti più freschi e più alti in quota del bosco misto. Questi pascoli, a differenza di quelli xerofili, si sviluppano su suoli profondi, argillosi o marnosi (impermeabili o comunque poco permeabili), in zone con morfologia pseudopianeggiante, localizzate nelle aree più interne dei rilievi (Fonte Lupo, Retommella, Prato Marano, Le Prata, Prata). Tali caratteristiche ambientali assicurano quindi alle specie vegetali un notevole apporto idrico, anche nella stagione più secca. La presenza antropica, oggi essenzialmente limitata al pascolo del bestiame ed in un recente passato legata anche all'agricoltura, è, in questo caso più che altrove, evidente e si traduce in una maggiore uniformità del paesaggio ed in un impoverimento floristico. Gli elementi eurimediterranei ed eurasiatici sono prevalenti, tuttavia acquistano importanza anche le specie cosmopolite, chiaramente legate all'attività umana. Queste praterie mesofile si tingono di colori diversi con il trascorrere delle stagioni primaverile ed estiva. Le prime piante a coprire, fino quasi a nascondere, il verde delle diverse foglioline sono le pratoline comuni (Bellis perennis), la cui fioritura si prolunga per molto tempo finché il giallo dei ranuncoli (Ranimculus bulbosus, R. sardous) non prende il sopravvento, per essere poi sostituito dal rosa dei trifogli (Trifolium sp. pi.) in estate. Le specie che più frequentemente si accompagnano alla covetta dei prati sono: il loglio comune (Lolium perenne), la codolina di Bertoloni (Phleum bertolonii}, la festuca falascona (Festuca arundinaced), il carice a spighe distanziate (Carex distans), la cinquefoglia comune (Po(entilla reptans), la prunella gialla (Prunella laciniata), il trifoglio pratense (Trifolium pratense), il trifoglio a fragola (T. fragiferum), il trifoglio bianco (T. repens), l'erba medica lupulina (Medicago lupulina), il ginestrino (Lotus tennis), l'aspreggine volgare (Picris echioides), la cicoria (Cichorium intybus}, il tarassaco (Taraxacum officinale), la menta puleggio (Mentha pulegium). In questo ambito trova rifugio l'orzo perenne (Hordeum secalinum), molto raro nella regione e legato ad ambienti umidi e torbosi ormai in via di scomparsa. In primavera è possibile osservare alcune pozze temporanee (astatiche) asciutte in estate, le quali ospitano una piccola comunità di piante che vivono in acqua o prediligono comunque ambienti fortemente umidi: il ranuncolo a foglie capillari (Ranunculus tri-chophyllus), la veronica beccabunga (Veronica beccabunga), il giunco nodoso (Juncus artì-culatus) e la carice volpina (Carex otrubae). Queste stesse specie ed altre come il gramignone minore (Glyceria plicatd) abitano normalmente il piccolo specchio d'acqua della Retommella. Queste praterie, per tipo di utilizzazione e aspetto fisionomico, possono essere interpretate come il corrispettivo appenninico dei più noti pascoli pingui alpini. Legati alla serie di vegetazione dei boschi misti, nel loro aspetto più fresco, sono i cespuglieti a prugnolo, biancospino comune, rosa canina, rovo. Nei settori più caldi, l'arbusto prevalente è invece rappresentato dalla ginestra comune. Tutti i boschi vengono attualmente governati a ceduo ed il taglio viene effettuato a cicli variabili tra i 12 e i 16 anni a seconda della specie dominante. Completano infine la descrizione del paesaggio vegetale alcuni rimboschimenti a coni-fere (essenzialmente Pinus nigra, P. sylvestris, Cupressus sempervìrens nella forma piramidale), effettuati alla fine degli anni '50 sulle cime dei monti Macchia e Costasele per arrestare probabili fenomeni erosivi. |
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