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"I Castagneti" |
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I castagneti sono tra i boschi più familiari e più sfruttati, anche a scopo alimentare, dall'uomo che, per questo, soprattutto in epoca romana e nel medioevo, ne ha grandemente favorito l'espansione a scapito di altre comunità vegetali, in particolare querceti caducifogli e faggete. La loro ampia diffusione attorno ai centri abitati della zona (Anticoli Corrado, Marano Equo, Rocca Canterano, Can-terano) può essere considerata come una comprova di ciò. Questo consorzio forestale occupa quasi completamente il settore orientale e parte di quello meridionale dei Monti Ruffi, dalla fascia pedemontana fino a circa 700 metri di altitudine, instaurandosi su suoli profondi, silicei a prevalenza di arenarie ("tufo" nei dialetti locali) in grado di trattenere una discreta quantità di acqua. Il castagno (Castanea saliva) predilige quindi ambienti moderatamente umidi, luminosi e sufficientemente caldi in estate. Diffuso nelle regioni meridionali e orientali dell'Europa, in Asia minore e nel Caucaso è un albero assai longevo e può raggiungere notevoli altezze (20-30 metri) ed è un albero assai longevo. I suoi fiori dall'intenso profumo, compaiono a giugno-luglio e quelli maschili producono una grande quantità di nettare, irresistibile richiamo per molti insetti, tra i quali le api che lo utilizzano per produrre un miele conosciuto ed apprezzato dalle popolazioni locali. Sebbene il castagno sia la specie nettamente dominante, ad esso si accompagnano altri alberi come l'orniello (Fraxinus ornus), l'oppio (Acer campestre) usato nelle pratiche agricole come sostegno per la vite, l'acero d'Ungheria (A. obtusatum), il nocciolo (Corylus avellana), il ciavardello (Sorbus torminalis), il sorbo domestico (S. domestica) apprezzato per i suoi frutti commestibili, il ciliegio (Prunus avium), il carpino bianco (Carpinus betulus), il cerro (Quer-cus cerris), localmente il tiglio nostrano (Tilia platyphyllos) e la farnia (Quercus robur); nei settori più caldi, il carpino orientale (Carpinus orientalis). Spesso in vicinanza di fossi o sorgenti d'acqua, ed in genere dove la falda freatica è più superficiale, popolamenti a farnia e nuclei a pioppo tremulo (Populus tremula} interrompono la monotonia del castagneto. Il bosco da frutto, ormai raro, possiede un sottobosco povero, soprattutto per quanto riguarda la componente arbustiva, in quanto l'uomo provvede a mantenerlo accessibile estirpando eventuali forme di vegetazione indesiderate. La maggior parte dei castagneti presenti nella zona è invece caratterizzato da un ricco corteggio di specie. Nello strato arbustivo troviamo il corniolo sanguinelle (Cornus sanguinea) dai ciuffi di bacche nere disposte ad ombrella (corimbo), il rovo ghiandoloso (Rubus hirtus), la dafhe laureila (Daphne laureola), il tamaro (Tamus communis), il biancospino comune (Crataegus monogyna), il caprifoglio (Lonicera caprifolium), il pungitopo (Ruscus aculeatus), il ligustro (Ligustrum vulgare) e localmente una specie poco comune nel Lazio: la berretta di prete a foglie larghe o fusaria maggiore (Euonymus latifolius) i cui frutti, all'inizio dell'autunno, punteggiano il bosco di un bel rosso carminio. Alcune tra queste specie ed altri arbusti, come la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius) e la ginestra minore (Genista tinctorid) bordano il bosco costituendo il cosiddetto "mantello", che lo separa da pascoli e coltivi. Tale cintura svolge l'importante funzione di serbatoio di semi, pronto a colonizzare le radure e gli spazi aperti che, per varie ragioni, possono rendersi disponibili. È intimamente connessa con la formazione forestale e costituisce una sorta di transizione tra questa e gli altri aspetti della vegetazione. Sempre al margine del castagneto, laddove si vengono a creare condizioni di elevata umidità edafica, cresce il salicene o salice delle capre (Salix capred) i cui fiori, riuniti in infiorescenze unisessuali (amenti) portate da individui diversi (maschili e femminili), si sviluppano assai precocemente e rappresentano, con il loro nettare e polline, una importante fonte di nutrimento per le api, fondamentale per affrontare con energia le sciamature primaverili. Le stesse condizioni ambientali favoriscono la crescita della mazza d'oro punteggiata (Lysimachia punctatd), ritenuta estinta nel Lazio fino a questo recente ritrovamento ed ora considerata specie rarissima nella regione; anche sui Monti Ruffi è rara e assai localizzata. Nel periodo di massima fioritura (giugno), esibisce belle infiorescenze dense di fiori gialli, rosso-aranciati nel centro. Nello strato erbaceo sono frequenti alcune felci dalle grandi foglie come la felce setifera (Polystichum setiferuni) e la più nota felce aquilina (Pteridium aquilinum). Quest'ultima si può trovare abbondante in certe radure, essendo una delle prime piante, nella fase di recupero del bosco, a colonizzare i luoghi da poco ceduati o incendiati. Può formare fitte distese ben note agli abituali frequentatori di questi ambienti. Altre specie comuni sono la festuca dei boschi (Festuca heterophylld), la melica comune (Melica uniflora), l'erba lucciola mediterranea (Luzula forsteri), l'erba fragolina (Sanicula europaea), la primula (Primula vulgaris), la fragola comune (Fra-graria vesca), la cicerchia veneta (Lathyrus venetus), l'erba maga comune (Circaea lute-tiana), la salvia vischiosa (Salvia glutinosa), l'anemone bianco (Anemone nemorosd), la rara e bella aquilegia (Aquilegia vulgaris), il ranuncolo lanuto (Ranunculus lanuginosus), il ranuncolo dei boschi (R. nemorosus) raris-simo nella nostra regione, l'euforbia delle faggete (Euphorbia amygdaloides) e quella bitorzoluta (E. dulcis), l'erba di S. Giovanni arbustiva (Hypericum androsaemum), la viola silvestre (Viola reichenbachiana), lo sparviero (Hieracium lachenalii), la verga dioro comune (Solidago virgaurea), la silene a fiori verdastri (Silene viridiflora), la dentaria minore (Cardamine bulbifera), la pervinca (Vinca minor) e l'arisaro codato (Arisa-rum proboscideum). Quest'ultimo, specie da proteggere per la sua scarsa diffusione nel Lazio e la particolare forma del fiore, si presenta in alcuni punti in quantità straordinariamente abbondante. Tuttavia i disboscamenti effettuati negli ultimi anni, alterando le condizioni ambientali ottimali per il suo sviluppo, rischiano di comprometterne seriamente la sopravvivenza. È possibile inoltre incontrare in esemplari poco numerosi, pertanto da salvaguardare, alcune orchidee selvatiche come l'orchidea gialla (Orchis provincialis), l'orchide macchiata (Dactylorhiza maculata), l'elleborine minore (Epipactis microphylla), l'elleborine comune (E. helle-borine), la cefalantera bianca (C. damaso-nium), la platantera verdastra (Platanthera chlorantha). I cespuglieti a ginestra dei carbonai sono dinamicamente legati al castagneto ed occupano le aree da poco ceduate o non più coltivate. Questo arbusto, caratteristico delle brughiere atlantiche, predilige suoli acidi, piuttosto profondi. Deve il nome all'impiego dei rami come saggina e le sue fibre furono utilizzate, durante la prima guerra mondiale, in sostituzione della juta. Dai fiori inodori, si ricava una sostanza colorante che serve a tingere tessuti e carta. I piccoli nuclei prativi, presenti talvolta in prossimità dei castagneti e sviluppati su un suolo arenaceo sottile poco evoluto, ospitano una flora peculiare composta da specie che condividono tutte una spiccata acidofilia, alcune assai più frequenti nei settori costieri. Possiamo così trovare la vedovina delle spiagge (Scabiosa argentea) rara nel Lazio, il fior-gallinaccio comune (Tuberaria guttata), il ginestrino ispido (Lotus subbiflorus), l'uc-cellina comune (Ornithopus compressus), la veccia serena (Vicia lathyroides), il romice capo di bue (Rumex bucephalophorus). Laddove ai sedimenti arenacei si mescola un poco di argilla, è possibile ammirare, nella tarda primavera, l'orchide cimicina (Orchis coriophora ssp. fragrans), i cui fiori emanano un gradevolissimo odore di vaniglia. |
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