L'antica chiesa arci pretale sotto il titolo di S. Martino sorgeva nella parte più alta del Castello. Lo fanno supporre frammenti di pitture sagre nonché vasti sotterranei in forma di sepolture, rinvenuti una volta nella casa di Bernardino Micarelli. Questa chiesa ricordata pure dalla tradizione popolare sotto il nome di Sansovento, fu distrutta dalle guerre, e fin dal 1581, come rilevasi dalla ricordata relazione della visita pastorale, trovasi esclusa da qualunque servizio sagro.
La chiesa di S. Maria divenne allora parrocchia, e la sua forma rappresentava quasi un quadrato ad una sola navata con travatura a tetto e soffitto in tavole. Dalle parole " parietes denigratos > espresse dal visitatore apostolico, desumo che essa era di antica origine,
Solo nel secolo XVIII, divenuto il tempio troppo angusto per la crescente popolazione, si riconobbe la necessità dì rènderlo più vasto e sontuoso, anzi si può dire che venisse quasi per intero ricostrutto. Infatti prolungato verso il mattino, e tolto il soffitto in legno per sostituirlo con una volta assai ardita, si portò alquanto indietro l'altare maggiore, e si formò un presbiterio che ancora mancava.
Non si rinvennero memorie per stabilire con precisione chi abbia concepita e condotta a termine impresa così nobile e costosa ; egli meriterebbe la nostra gratitudine, perché fra le attrattive principali del paese va certamente annoverato questo tempio cosi bene trasformato nella sua ampia navata a volta di stile composito, adorno di sei cappelle, di un organo armonioso e di una facciata di bell'aspetto. Notevoli seno i preziosi arredi sagri, di cui è stato sempre sufficientemente fornito, e nelle grandi solennità si ammirano pianete, piviali e conopei di stoffe damascate e broccate in oro e in argento.
Altra piccola chiesa sotto il titolo di S. Nicola, adorna di un solo altare, esisteva nella parte più bassa del paese in contrada Montecotto, ed era annessa ad un Ospedale per servìzio dei malati poveri. Essa verso la fine del secolo XVIII in mancanza di necessari ristauri deperì a tal punto che in occasione della S. Visita del 1772 se ne decretò la secolarizzazione ed il fabbricato, concesso in enfiteusi alla famiglia Epifani, fu ridotto a gra-najo.
Vien fatta pure menzione di un'altra chiesa rurale dedicata a S. Michele che costruita dai Monaci Benedettini sull'altra cima della montagna, di fianco al paese, serviva a celebrar la messa solo nell'8 maggio di ciascun anno.
Il non essere poi ricordate le chiese della Concezione, del Brecciaro e S. Rocco, presentemente esistenti, mi fa supporre che la loro origine sìa di data posteriore. Rocca Canterano ebbe sempre la fortuna di accogliere Arcipreti di singolare attività, adorni di quelle virtù che a buon pastore di anime si convengono. Nei tempi nostri l'ottimo Arciprete D. Nazzareno Palombi non solo arricchì di nuove suppellettili la chiesa parrocchiale e la sagrestia, ma adórno di marmi l'altare maggiore e la balaustra. Devasi pure al suo zelo e pietà singolare la costruzione della cappella di S. Lucia, dell'oratorio e del tempietto di forma rotonda, sostenuto da otto colonne di materiale massiccio, opera pregevole dell'Archtietto Gio. Batta. Colombi di Subiaco. Questo tempietto fu dedicato alla Madonna del Divino Amore, la di cui macchina di finissimo intaglio trovasi ivi collocata ed esposta.
Né debbo qui tralasciare il ricordo degli ingenti restauri e sfarzosi abbellimenti di questa chiesa che nel 1895 ideò la giovanile operosità dell'esimio D. Luigi Bari, attuale Arciprete. Affidò egli il delicato incarico degli ornati e delle pitture al valente pittore Tito Troja di Ponza; non badò a spese e sacrifìci personali, ma trasportato dal solo zelo sacerdotale congiunto all'affetto verso la patria, immaginò e condusse a compimento un'opera che forma il vanto e l'ammirazione di quelle contrade. Nella volta in grandi quadri a tempra sono rappresentate la visione di Ezechiele, la caduta degl'Angeli ribelli, l'incoronazione della Bma. Vergine, circondata da una schiera d'Angeli, varii dei quali suonano diversi istromenti musicali. A destra dell'altare maggiore è dipinta la cena dei dodici Apostoli, ed a sinistra la figura del Redentore in mezzo a gruppi di fanciulli, quadro ispirato dalle parole " Sinite pargulos venire ad me >. Queste ed altre pitture, contornate da pregevoli decorazioni, danno un non so che di armonioso e di bello a questa chiesa parrocchiale.
Fin dal secolo passato le sue rendite dette, < santesato >, venivano generalmente amministrate da un Priore, eletto dal Consiglio comunale, per essere poi impiegate a beneficio di essa col consenso però e colla piena intelligenza dell'Arciprete PRO tempore e coll'approvazione del Vicario Generale di Subiaco. L'arciprete a sua volta era obbligato di consegnare nelle mani del Santese la nota di tutti i defunti ivi sepolti ad oggetto di esigerne dagli eredi la tassa di tombatico. Spettava patimenti al Santese di amministrare i beni delle Confraternite del Sagramento, del Rosario, del Suffragio e della Madonna del Brecciaro, e provvedere cosi alle loro suppellettili, ai restauri delle rispettive chiese e cappelle, ed agli obblighi, consistenti principalmente nella celebrazione di messe. Queste confraternite, che più propriamente potrebbero chiamarsi cappottarne, erano dotate di un infinito numero sia di censi, che di beni stabili e mobili. Difatti i rispettivi bilanci del 1816 e 1824, da cui risultavano esse creditrici di scudi 2000 all'incirca, apertamente ci dimostrano il sentimento nobile, generoso e filantropico dei diversi benefattori, e ci provano ad un tempo la negligenza degli amministratori, la quale andò via via crescendo cosi che i patrimoni divennero insufficienti a soddisfare agli obblighi dei legati pii, che a poco a poco furono posti del tutto in dimenticanza.