Dalle Comunità di Rocca Canterano e Rocca di Mezzo si godeva scambievolmente il pascolo, e spesso da questa indistinta e confusa unione sorgevano naturalmente questioni e delitti. Fu precisamente nell'anno 1672 che il Card. Carlo Barberini, Abbate Commendatario di Subiaco, volle una buona volta troncare le consuetudini coll'assegnare a ciascuna comunità la porzione di territorio, ove esercitare con libertà e privativa il proprio diritto. Tracciò pertanto la linea di confine, la quale fra i territori di Agosta e Rocca di Mezzo ascendeva in su per il colle detto Cellarigli, passava fra i beni e le selve di Giacomo Tuzi e Sante D'Addario sino alle radici del Tufo Tanca. Di là, sempre per linea retta in su, verso la valle di Santo Picconi, presso la Chiesa della Maddalena, raggiungeva la contrada Vallecchie,e quindi il Colle Vallozzo, distante dalla sommità della contrada Scrime canne 204. Però dall'esperienza si conobbe che tale divisione riusciva difficile e quasi impossibile ad essere attuata dalla Comunità di Rocca Canterano, per la ristrettezza del suo territorio, ed allora fu reputato conveniente tornare all'uso primitivo, e ridonare ai due popoli il pascolo libero e scambievole.
Mentre le cose si trovavano in questa calma, nuove tempeste sollevavansi dai nemici della pubblica quiete. Nel 1728 dall'uno e dall'altro Tribunale di Subiaco, ad istanza della comunità di Rocca di Mezzo,: fu spedito, un bando ai Roccatani, con cui proibivasi d'introdurre alcuna sorta di bestiame nel territorio limitrofo senza averne dato prima l'assegna a quel Contestabile o Cancelliere. L'improvvisa novità sgomentò la popolazione che supplichevole reclamò ai Tribunali medesimi ; ma questi, anziché ascoltare le rispettose preghiere, con altro bando in data 27 luglio 1728 confermarono il divieto. Fu risoluto allora di ricorrere ai Card. Barberini, dimostrando apertamente la violazione dei diritti acquisiti per centenaria ed immemorabile consuetudine; né il ricorso rimase mesaudito, perché la curia laicale di Subiàco il 9 dicembre 1723 emetteva parere favorevole alla revoca dei bandi suddetti. Si potè, cosi procedere : più o meno tranquillamente per mezzo secolo ; ma Rocca di Mezzo, paesello di 40 famìglie, o per meglio dire di 200 abitanti all'incirca, non avea rendite sufficienti alle spese della sua amministrazione, ed occorreva rimediare.
Piacque allora al Card. Boria, Prefetto della S. Congregazione del Buon Geverno, anche per rimuovere le cagioni di disgusti fra i confinanti, imporre, come impose nel 10 giugno 1795, una tassa sul bestiame dell'uno e dell'altro territorio in ragione di baj. due e mezzo quanto alle-bestie minute, e di baj 10 quanto alle grosse da ripartire per metà, comprendendone gl'introiti delle fide. Dispose parimenti che le relative conte si effettuassero nel mese di maggio e non più tardi del mese di novembre. L'accordo ridonò la calma agli animi, e fu precisamente allora che gli abitanti di Rocca di Mezzo, colla speranza di migliore e più tranquillo avvenire, e di liquidare i vistosissimi debiti, pensarono di costituire una sola comunità con quella di Rocca Canterano, la quale da secoli ambiva la più vasta estensione di territorio.Si elessero all'uopo otto deputati coll'incarico di esaminare e discutere i relativi capitoli, e questi stabilirono che dai proventi, e dalle rendite comuni si prelevassero a benefìcio della Frazione le somme necessarie
1° per soddisfare ai debiti fino allora contratti ;
2° per il pagamento delle tasse imposte e ripartite per passaggi ed alloggiamenti di truppe ;
3° per il predicatore quaresimale ;
4° per il subappalto, del macinato;
5° per il mantenimento delle chiese, fontane ed altri pubblici edifici.
Si convenne parimenti che nella frazione non dovesse mai eleggersi il contestabile ; che la presenza dei suoi quattro consiglieri si rendesse indispensabile per qualunque discussione consigliare; e che l'elezione degli stimatori, grascierì, viali, santesi e mandatari si facesse tanto nell'uno che nell'altro luogo. Siffatti capitoli vennero approvati dalla Congregazione del Buon Governo, dalla S. Consulta, non che dai consigli delle rispettive comunità, adunatisi il 15 gennaio 1757. A convalidare vieppiù legalmente l'unione e le condizioni sucsprcsse, fu compilato un'istromento, in data 30 gennaio 1757, dal Notaro Ludovico Angelini alla presenza dei signori Michele Paglioni fu Pietro, Sante Picconi fu Salvatore, Nicola Morgani fu Silvestre, Lazzaro Salatini, deputati di Rocca Canterano; Lorenzo D'Arabrogio, Domenico Antonio di Sante, Sante D' Ambrogio, Bernardino d'Ottaviano, deputati di Rocca di Mezzo.
Non è delle convenzioni umane la perpetuità, e anche queste che dovevano rimaner per sempre invariabili, parvero dopo non molti anni da annullare. Più volte fu dagli abitanti di Rocca di Mezzo ricorso prima alla Congregazione del Buon Governo, poi alla Presidenza di Roma e Comarca contro quelli dell'altra Rocca accusandoli d'inadempimento dei loro obblighi e lunghe furono le discussioni, specialmente per gli assegni di scudi cinque alla chiesa, di scudi diciotto al cappellano e maestro di scuola. La Presidenza credette con dispaccio 4 marzo 1836, diretto al Governatore di Subiaco, di porre fine al dissidio ingiungendo alla nostra Comunità la rigorosa osservanza dei patti, e non vi riuscì. Si tentarono allora le vie di pacifico accomodamento, e. diverse proposte furono fatte che tutte rimasero senza effetto, sebbene vive fossero le insistenze della Presidenza e del Governatore. La magistratura, accusata, osservava che l'unione fu fatta in linea di transazione ad evitare le liti che spesso nascevano per il jus pascendi nei territori limitrofi; che le pretese della Frazione parte erano state soddisfatte, e parte non doveano tenersi in conto, perché contrarie alla transazione, e addì 8 maggio 1837 fu discussa ed approvata in pubblico Consiglio la proposta definitiva, ma poiché alcuni articoli di essa derogavano alle disposizioni ed ai patti dell'atto di concordia del 1757, la Segreteria per gli affari di Stato Interni la dichiarò inammissibile. Allora la Presidenza, con dispacci 17 ottobre 1837, 16 maggio 1839 e 1 maggio 1841 .esortò il Governatore di Subiaco a sorvegliare la
formazione del preventivo, in modo che vi fossero notate le somme necessarie per le spese della chiesa, dei cimiteri, delle strade, delle fonti, del Cappellano, e Maestro di scuola in Rocca dì Mezzo. E fu ottimo provvedimento, perché da quell'epoca la giustizia e la dovuta moderazione tornarono a governare i due popoli, né più si ripeterono le antiche discordie.