Nel 1671 la comunità di Canterano, accampando certi diritti territoriali, estender volea la ripartizione del taglione sui singoli proprietari delle terre, a partire dalla chiesa rurale della Madonna del Brecciaro. I Roccatàni si ricusarono e nell'adunanza consigliare 8 novembre di detto anno incaricarono il Contestabile Paolo di Stefano a recarsi in Roma presso l'E.mo Card. Abbate, allo scopo di tutelare i loro inveterati diritti. E da credere quindi che fin da quell'epoca ricominciassero le antiche discordie fra le due popolazioni, che si speravano eliminate per sempre. Nel 1719 il Governatore di Subiaco mediante accesso sul luogo, e precisamente sulle contrade dette Castiglione, Lucinetto e Prataro o Piano Franco, constatò l'esistenza degli antichi termini territoriali, che posti in linea retta, dividevano perfettamente in mezzo le terre situate fra i due castelli. L'accesso dell'autorità governativa, rinnovato e confermato da eguai successo nel 1753, calmò, ma non spense l'idea degli avversari ; un'occasione fortuita la fece divampare.. Nel principio del 1758 moriva un tal Tilla Lorenzo di Canterano per caduta nel territorio di Rocca Canterano, contrada Acqua del Favo. L'arciprete Lucidi di Canterano attenendosi alle disposizioni sinodali ed alle varie costituzionipontifìcie, colle quali si ordina di seppellire i cadaveri nelle parrocchie, ove abbiano ricevuti i sagramenti, si credè obbligato a dare onorata sepoltura al defunto. Accompagnato quindi da numerosi suoi parrocchiani recavasi al trasporto del cadavere. Ma i Roccatani, spinti dalle gelosie territoriali, giudicarono arbitrario l'atto pietoso e si apparecchiarono alla resistenza. Bene armati si fecero innanzi e trascorsi dalle parole ai fatti arditamente si azzuffarono coi Cantoranelli, andati armata mano colà. Nelle risoluzioni consiliari 11 febbraro, 18 ottobre 1758, e 17 aprile 1759 si narra il fatto senza nulla dire delle dolorose conseguenze che purtroppo si ebbero dall'una e dall'altra parte. Il cadavere del Tilla rimase in potere dei Roccatani e fu sepolto nella chiesa arcipretale. In seguito per obbedire agli ordini del Vicario Generale di Subiaco, a cui insistentemente, orasi ricorso dall'Arciprete di Canterano, la magistratura dichiarò di non opporsi alla restituzione del cadavere, purché rimanessero impregiudicati i diritti territoriali. Risulta che furono pochissime le famiglie Roccatane non coinvolte nel relativo processo, e la comunità si accollò il pagamento di tutte le spese processuali e multe, a cui erano stati condannati i diversi particolari.
I Notari del luogo stimavano che le parole " territorio di Canterano > fossero sinonime a < territorio di Rocca Canterano > quindi colla massima indifferènza scambiando l'uno con l'altro, scrivevano promiscuamente: < Rogatum per me No-
tarium Canterani > ovvero: < per mo Notarium Arcis Canterani > ; similmente dicevasi per le parti contraenti: < Impositum a Tullio Caroli de dieta Arce Canterani super castaneeto posito in territorio "lieti Castri Canterani ", ovvero: < positum ia
territorio Canterani dicto le Perella favóre Caroli De Angelis de eodem Castro Arcis Canterani > etc.
Di simili espressioni che si rinvenivano applicate alle contrade controverse, si valsero gli avversari per la prova delle loro ingiuste pretese. Però il Governatore De Amicis potè persuadersi come fossero state facilmente adoperate le parole: < territorium Canterani > in luogo di < ArcisCanterani>
anche per significare contrade fuori. questioni ; sicche verifìcando pur egli con altro accesso gli antichi confini, emanò sentenza in data 3 ottobre 1758,
decretando che quelli restassero fermi ed intatti nei già sentenziati luoghi, cioè Castiglione , Lucinetto o Prataro o Piano Franco. Ricorsero i Cantòranelli alla Congregazione del Buon Governo, ed il 17 marzo 1777 il Segretario Mons. Mastrozzi decise di nuovo
in favore dei Roccatani, confermando ed approvando come valida e giusta la sentenza del Governatore di Subiaco. Le disposizioni della Sagra Congregazione causarono nuove turbolenze, accompagnate da reciproci eccessi di percosse e ferite, prodotte in massima parte dall'animosità delle persone di Canterano, e poiché si spinsero alcuni anche a devastare e rimuovere i nuovi termini, dolosamente scavandoli e gettandoli dalle rupi, la Segreteria di Stato il 31 agosto 1777 ordinò di spedire sul luogo un commissario, scortato da una squadra di birri di campagna e da 24 soldati sotto la direzione di un esperto sergente. Il
delicato incarico fu affidato a Ferdinando Boccalari, il quale dal 1 settembre al 31 ottobre si applicò ad esaminare i disgustosi fatti, la voluminosa rela zione dei quali trovasi ora conservata nell'Archivio di Stato in Roma fra i processi criminali del 1777 vol. 1258.
Numerosi sono i delitti e le querele ivi accuratamente riportate ; bastava in quei giorni traversare il territorio nemico, perché una fìtta pioggia di sassi venisse a colpire i Roccatani, i quali rispondevano con altrettante insolenze e,fatti di sangue, di guisa che era giusto temere che da un giorno all'altro i due popoli si sarebbero azzuffati seriamente. Ma è appunto quando imperversa la bufera
che il savio pilota ammaina le vele. Allorché il pericolo degli odii apparve imminente, le autorità locali fecero ricorso alla forza. La venuta del Commissario governativo fu accolta con viva compiacenza, e valse a frenare in tempo l'audacia degl'insolenti, oltre
modo cresciuta. Egli si mostrò quanto compiacente coi buoni, altrettanto terribile coi perturbatori della
pace, assicurandone oltre 50 nelle mani della giustizia. Potè cosi, nella sua breve dimora in Rocca Canterano, ridonare ai due limitrofi paesi la desiderata concordia. Volendo poi egli procedere alla riapposizione dei termini, dolosamente rimossi, ob-
blighi pubblici rappresentanti dell'una e dell'altra comunità a recarsi il 30 ottobre di detto anno nei luoghi destinati, ove alla loro presenza e coll'assistenza della pubblica forza, il Notaro Giansanti stipulò il relativo istromento. I termini, posti in linea retta fra loro e dividendo a metà le terre fra i due castelli, furono apposti, il 1° nella contrada Castiglione sul confine dei due terreni boschivi, spettanti l'uno al V. Seminario e l'altro alla Mensa Abbaziale di Subiaco, il 2° nella contrada Lucinetto, ossia sul monte presso il pubblico stradello che conduce a Canterano, ed il 3° nella contrada Prataro o Piano Franco, e precisamente sul terreno ad uso castagneto appartenenente ai signori Delfini di Rocca Canterano. Quest'ultimo termine andava per linea retta a ferire il confine di Agosta, il termine della quale trovasi piantato nella parte superiore della strada rotabile a canne 192 dalla colonnella che divide il territorio di Agosta e Subiaco.
Queste memorie che la verità storica esige, non debbono punto turbare gli animi dei rispettivi abitanti. Sarebbe certo somma stoltezza se discordie seguite nei passati secoli, alterassero la buona armonia nel secolo decimonono. Essi dovranno sempre amarsi reciprocamente, come presentemente si amano, deplorando piuttosto che tanti anni occorressero, perché la verità apparisse, e la giustizia potesse trionfare.