S. Michele, la cui festa agli otto maggio di ciascun anno anticamente soleva celebrarsi con gran pompa religiosa, seguita da mense popolari, alle quali tutti partecipavano con insolita allegria. A capo della festa stava il cosi detto Signore con il Camerlengo ed altri due compagni, eletti a turno dal consiglio comunale. Alla relativa spesa provvedevasi Colla questua del mosto e coll' imposizione di mezza coppa di grano (Kg. 10) a famiglia. Si ricorda pure nella deliberazione consigliare 12 agosto 1767 che una parte di simili elargizioni fu impiegata all'acquisto della statua del Santo. Di tutto doveasi rendere strettissimo conto al consiglio, e se gli introiti non fossero stati sufficienti, si suppliva al residuo con una ripartizione generale. Difatti nel consiglio 6 aprile 1767 si stabilì che il pagamento si dovesse estendere anche a quelle persone che non avessero preso parte al pranzo ed alla cena, senza poter punto ripetere la porzione delle cibarie. L'affittuario del forno venale, posto in contrada della Porta, era in obbligo di mettere a disposizione del Signore della festa tanto il forno per cuocere il pane quanto le stanze attigue, ora segreteria comunale, per imbandire le mense. Non sarà senza curiosità la nota presentata da Tranquillo Savelli nell'anno 1693 ora conservata nell'Archivio Comunale:
Per 24 coppe di grano macinato Scudi 12,40
Per pesce > 15,75
Per olio > 6,40
Per 8 barili di vino a ventotto
giuli il cavallo > 5,60
Per il sale fra bianco e nero > 0,36
Per cipolle > 0,36
Per carne alle donne che fecero
i tagliolini > 0,10
" Per spezieria > 1,40
" Per il cacio 3,00
Per 12 libbre di lardo > 0,60
Per un Agnello e Capretto > 0,80
Per 6 foglietté di mosto .cotto > 0,30
. Per li "preti 2,57
Per l'aceto > 0,60
Di queste antiche costumanze ora non rimane che la caratteristica infiorata nella processione della vigilia del Santo. Si vedono allora le vezzose popolane che dalle finestre e dai balconi lanciano con piacevole gara i fiori sulla statua, ripetendo di tratto in tratto: < Fiori a S. Michele ! >
Nell'8 settembre di ciascun'anno numerose persone di Rocca Canterano solevano da remotissimi tempi accorrere al vicino Castello di Agosta per godere la solenne festa della natività di Maria Santissima. E come per solito avviene in simili circostanze, nelle quali si domanda al vino l'eccitazione dell'ebbrezza, non mancavano le risse ed i ferimenti, specialmente fra coloro di diverso paese. A togliere, o almeno a diminuire le tristi occasioni del delitto, l' Arci prete D. Terenzio Pomponi nel 1815, tornato allora dall'esilio, a cui l'ave va condannato il governo francese, pensò con altre persone zelanti della fede e della pace d'instituire una festa eguale nella propria Chiesa. Coadiuvato dal generoso Domenico
Rossetti, fece dipingere su larga tela dal prof. cavalier Marco Coricchia in Roma l'immagine della Madonna del Divino Amore, e adornatala di ricca cornice, intagliata egregiamente dall'artefice Romano Giaccotti, l'espose nel maggio dell'anno stesso alla pubblica venerazione. Tre giorni durarono le funzioni religiose, ed altrettante le allegrezze della popolazione,la quale a compire l'opera, ideata dal buon sacerdote, volle che non mancasse un conveniente apparecchio per condurre la venerata immagine in solenne processione. Raccolta da spontanee oblazioni la somma relativamente cospicua di trecento scudi, fu ordinato al suddetto Giaccotti quello splendido baldacchino, finamente intagliato e dorato, che molti giovani andarono a prendere in Roma e vollero recare a spalla in paese. Accolto l'artistico lavoro con generale esultanza, si apparecchiarono i devoti a solennizzare la prima processione. All'alba dell'8 settembre 1822 le campane del santuario e le frequenti salve di mortari, echeggiando sulla montagna., annunziavano la sacra cerimonia. Convennero molti dei vicini paesi di Cantarano, Cerreto, Gerano, Anticoli, Marano e Subiaco. L'immensa folla gremì lungamente la piazza e le adiacenze della chiesa di S. Rocco, cantando le lodi della Santa Vergine. Poi in lunghissima fila accompagnò il gran quadro nelle via del paese, addobbate come non si era veduto mai. Fu un trionfo di arte e di fede veramente memorabile. La festa che da quell'epoca in poi si è sempre continuata a celebrare con straordinaria pompa, richiama ogni anno numeroso concorso di forestieri.