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"Le Leccete"
 

Le leccete hanno una estensione piuttosto limitata e sono localizzate a differenti quote, dove prediligono esposizioni assolate e substrati di natura calcarea con scarsa capacità di ritenzione idrica, ricchi di clasti (pietre) e rocce affioranti. Si tratta di boschi in cui il leccio (Quercus ilex), pianta tipicamente mediterranea, sempreverde, è la specie dominante, a volte esclusiva. Soprattutto in questo ultimo caso tende a formare consorzi fitti, nei quali le folte chiome si associano strettamente e costituiscono così una barriera che da una parte limita l'evaporazione, dall'altra impedisce ai raggi solari di penetrare al loro interno. Inoltre la foglia del leccio è lucida sulla pagina superiore, perciò riflettente, ed è formata da più strati di cellule che assorbono e quindi bloccano gran parte della radiazione luminosa. Vengono così a crearsi, negli strati inferiori del bosco, condizioni ambientali di scarsa illuminazione e di notevole umidità che, nel loro insieme, permettono la vita ad un numero assai esiguo di piante.
Se il grado di luminosità è sufficiente per lo sviluppo e la crescita di uno strato arbusti-vo è allora possibile trovare alcuni elementi, quasi tutti a chiara impronta mediterranea, che, come il leccio, prediligono il caldo e ad esso sono dinamicamente legati: la rabbia selvatica (Rubra peregrina), lo stracciabrache (Smilax aspera) liana fortemente spinosa (il cui nome è già di per sé eloquente), l'asparago pungente (Asparagus acutifolius) ben noto per l'uso culinario dei suoi germogli e, più raramente, Pilatro (Phillyrea latifolia). Queste specie, generalmente presenti in pochi esemplari all'interno del bosco, diventano invece più numerose nel mantello dove Pilluminazione è maggiore, accompagnate da altre come la rosa di S. Giovanni (Rosa sempervireris}, la clematide fiammola (Cle-matis flammula) e la ginestra comune (Spar-tium junceum). Lo strato erbaceo, piuttosto povero, è composto dal ciclamino primaverile (Cyclamen repandum) che tappezza di rosa ampie porzioni del suolo, dalla viola bianca (Viola alba ssp. dehnhardtii) e da alcune felci di piccola taglia quali la cedracca comune (Ceterach officinarunì) e l'asplenio maggiore (Asplenium onopteris) che spuntano dagli anfratti rocciosi. Talvolta è possibile incontrare una bella orchidea, il fior di legna (Limodorum abortivum), dai grandi fiori violetti. Al leccio possono associarsi, in quantità variabile a seconda dei casi, la roverella (Quercus pubescens), il terebinto (Pistacia terebinthus), l'orniello, il carpino nero (Ostrya carpini/olia) e talora l'acero minore (Acer monspessulanum).
Un bell'esempio di bosco maturo, mono-specifico e cioè quasi completamente costituito da alberi di leccio, alcuni dei quali di dimensioni notevoli, è quello situato nei dintorni di Sambuci. Piccoli lembi, con composizione più mista, sono presenti sul versante sud-est del Monte Cerasolo (sotto i resti della chiesetta di S. Michele) e nei pressi di Cante-rano. Esemplari isolati di leccio sono diffusi un po' dovunque abbarbicati sulle rupi calcaree, ad acclività molto elevata, laddove le condizioni ambientali sono proibitive per le altre specie.
Si può ragionevolmente supporre, dalla presenza di individui isolati di leccio e di specie che lo accompagnano (ilatro, terebinto), che la lecceta, la cui presenza oggi è piuttosto ridotta sui Monti Ruffì, coprisse nel passato aree ben più estese. Il disboscamento è stato presumibilmente effettuato per lasciar posto sia al pascolo che a coltivazioni di olivo, ancor oggi diffuse in alcuni settori come nel versante sud-ovest del Monte Fos-sicchi e nei dintorni di Sambuci.
Legate alla serie dinamica del leccio, come primo stadio evolutivo, sono le praterie aride (xerofìle) utilizzate come pascolo, che coprono ampie superfici dei settori occidentale e meridionale ad altitudini variabili tra i 600 e i 900 metri. Si instaurano su pendii acclivi con suolo poco profondo di natura calcarea e con una elevata percentuale di clastite e roccio-sità affiorante. Tali caratteristiche litomorfo-logiche, al di là delle condizioni climatiche generali, creano situazioni di notevole aridità ambientale, alle quali si adattano molto bene quelle specie che hanno adottato la strategia di concludere il proprio ciclo vitale in una stagione, affidando la loro continuità ai semi (terofite). Queste praterie si ricoprono in primavera di un manto multicolore e multiforme grazie ad una incredibile ricchezza floristica che è certamente correlabile con la elevata diversità microambientale. Abbondanti sono gli elementi tipicamente mediterranei (stenomediterranei) e, secondo studi recenti (Blasi et al., 1990), stretta è la similitudine con alcuni pascoli della Provenza. Ai primi tepori primaverili fioriscono lo zafferano selvatico (Crocus biflorus), lo zafferanetto comune (Romulea bulbocodium), l'anemone fior-stella (Anemone nemorosd), l'anemone dei fiorai (Anemone coronaria), il muscari ignorato (Muscari neglectum) e alcune belle orchidee come l'orchidea calabrese (Orchis pauciflord), l'orchidea screziata (Orchis tridentata), l'orchidea italiana (Orchis italica), il pan di cuculo (Orchis morió), la ballerina (Aceras anthropophorum). Con il progredire della stagione favorevole, esplodono le fioriture dei perpetuini d'Italia (Helichrysum ita-licum) che formano densi cespugli profumati, l'euforbia cespugliosa (Euphorbia chara-cias) e tantissime piante erbacee tra le quali prevalgono le graminacee, le leguminose e le composite. Le specie più comuni sono il bromo eretto (Bromus erectus), la codolina meridionale (Phleurn ambiguwn), il palèo annuale (Brachypodium distachyum), la melica di Transilvania (Melica transsylvani-cd), l'erba mazzolina (Dactylis glomeratd), l'avena barbata (Avena barbata), il cerere comune (Aegilops geniculatà), l'echinaria (Echinaria capitata) rara nel Lazio e così minuta da sfuggire anche ad un occhio esperto, il trifoglio scabro (Trifolium scabrum), il trifoglio stellato (T. stellatum), lo sferracavallo minore (Hippocrepis unisiliquosa), il meliloto solcato (Melìlotus sulcatd), la cornetta coda di scorpione (Coronilla scorpioì-des), l'erba medica minima (Medicago minima), l'erba lombrica (Scorpiurus muricatus), il fieno-greco selvatico (Trigonella gladiata), il caccialepre (Reichardia picroides), la costolina annuale (Hypochoeris achyropho-rus), il dente di leone di Villars (Leontodon villarsiì), lo zafferanone selvatico (Cartha-mus lanatus), il boccione maggiore (Uro-spermum dalechampiì), il radicchio pallottoline (Hedypnoìs rhagadioloides), la scarlina (Galactites tomentosa), l'asterisco spinoso (Pallenis spinosa), la radicchiella verrucaria
(Crepis zacinthd), la damigella scapigliata (Nigella damascena), la piantaggine pulica-ria (Plantago psyllium), la piantaggine lan-ciuola (P. lanceolata), la piantaggine piede di lepre (P. lagopus), il lino minore (Linum strictum), il timo con fascetti (Thymus longi-caulis), il bupleuro odontide (Bupleurum bai-dense), la calcatreppola ametistina (Eryn-gium amethystinum). Anche all'inizio dell'autunno è possibile trovare piante in fiore come la scilla autunnale (Scilla autumnalis), i viticcini autunnali (Spiranthes spiralis) -che hanno una caratteristica torsione dell'asse dell'infiorescenza e sono le uniche, tra le orchidee italiane, a fiorire in questa stagione -, la silene paradossa (Silene paradoxd) i cui grandi fiori giallastri, impollinati da farfalle notturne, si aprono soltanto al tramonto, emanando un intenso profumo resinoso.
Gli arbusteti a ginestra comune si alternano normalmente a queste praterie, laddove gli animali hanno abbandonato il pascolo, e sono legati sia alle fasi di ricostituzione del bosco di leccio che a quelle del bosco di roverella, soprattutto nelle aree di compenetrazione, non infrequenti, tra queste due comunità.