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"I Mammiferi dei monti Ruffi"
 

I MAMMIFERI DEI MONTI RlJFFI
(Francesco Pinchera)
I Mammiferi sono vertebrati omeoterm (ovvero hanno una termoregolazione corporea tipicamente indipendente dall'ambiente esterno), il corpo è generalmente ricoperto di peli per mantenere la temperatura interna diversa
da quella ambientale. I tipi morfologici che vanno dai pipistrelli (caratterizzato dalla presenza di un ampio "patagio" che costituisce la superfìcie delle loro ali) fino agli ungulati (caratterizzati da dita munite di zoccolo protettore dell'arto). Si tratta della Classe di verte brati più evoluta, il cui sistema nervoso ha raggiunto le massime complessità e capacità di interazioni con l'ambiente.
Gli ambienti frequentati nell'area dei Ruffi interessano l'intera superfìcie del comprensorio. Come ogni altro vertebrato ciascuna specie di Mammifero ha le sue necessità peculiari in termini di alimentazione (o necessità "trofi-che"), in termini di rifugio, ricovero o covo (quindi necessità di tipo "strutturale") ed infine in termini di acqua. Nelle adiacenze degli abitati alcune delle specie più sensibili e legate ad ambienti più pregiati sono state in parte sostituite da specie più adattate a situazioni antro-pizzate; altre specie sono duramente condizionate da una intensa attività di caccia.
Tutte le specie di Mammiferi presenti nell'area dei Ruffi sono tutelate dalla nuova Legge nazionale sulla caccia (157 del 25/2/1992) ad esclusione di Talpe, Ratti, Topi, Arvicole e delle specie cacciabili nei periodi previsti per l'attività venataria e secondo le normative regionali e provinciali.
II Cervo, Cervus elaphus ed il Capriolo, Capreolus capreolus, sono estinti da molto tempo, mentre il Cinghiale, Sus scrofa attualmente presente, che appartiene a ceppi centro europei non autoctoni.
Potenzialmente il comprensorio potrebbe ospitare un popolamento molto ricco e diversificato, in quanto la presenza di una copertura boschiva con molte specie arboree ed arbusti-ve, la presenza di formazioni rupestri, l'altitudine non particolarmente elevata e le valli fluviali ricche di acqua e di discreta fertilità, ne fanno un'area montana di notevole valore ecologico. Tuttavia la mammalofauna attualmente presente nei Monti Ruffi è ben distante da questo popolamento potenziale in quanto fortemente condizionata da una selvicoltura incentrata sul governo a ceduo, da una attività vena-toria che ha già portato all'estinzione diverse specie e da una antropizzazione caratterizzata da scarsa compatibilita ambientale nelle valli fluviali.
Il governo a ceduo dei boschi (taglio a turni ravvicinati dei polloni che ricrescono sui ceppi già tagliati) riduce drasticamente le risorse tro-fiche e strutturali (cavità negli alberi, etc.) disponibili per la mammalofauna. Sarebbe opportuno che le aree boscate ubicate nelle frazioni di suolo più profondo (caratterizzato quindi da minore acclività) e quindi passibile di una riconversione ad alto fusto fossero avviate in tal senso. Gli strumenti economici da adottare per stimolare la riconversione e l'ubicazione delle aree boscate idonee potrebbero essere definiti da professionisti di settore (forestali, biologi e economisti). Gli effetti di una riconversione che interessi anche solo una porzione della copertura boschiva sarebbero notevolissimi e porterebbero ad un incremento di diverse specie di animali (non solo Mammiferi) nonché un incremento della produzione di legname.
L'antropizzazione non è particolarmente intensa ma è avvenuta in maniera disordinata ed ha reso consistenti gli impatti nei fondovalle (il Fiume Aniene risulta già inquinato a valle della cartiera di Subiaco ed il Torrente Fiumicino sembra essere ancora più inquinato). L'antropizzazione delle valli in questione non sembra così elevata da giustificare l'inquinamento osservabile, a meno che non si consideri una diffusa inosservanza delle norme antinquinamento. Le attività rurali tradizionali sono curate in maniera diversa rispetto al passato. Il disinquinamento degli scarichi fognari e lo sviluppo di una cultura del rispetto e del recupero del paesaggio rurale tradizionale (recupero delle pratiche colturali abbandonate, la cura delle siepi, la potatura degli alberi nei campi, la sistemazione dei muretti a secco, il recupero dei frutteti e degli oliveti, la sistemazione degli edifici rurali con materiali tradizionali, l'eliminazione dell'abitudine di usare cemento nelle sistemazioni di campagna, etc.) potrebbero avere effetti notevoli nell'arginare il rischio di impoverimento del paesaggio in termini di risorse trofiche e strutturali per la mammalo-fauna.
Il comprensorio dei Monti Ruffi è inserito nel più ampio sistema dei rilievi appenninici e preappenninici; in ragione di tale inserimento e dei collegamenti esistenti tra i diversi complessi montuosi, si può affermare che le popolazioni di Mammiferi ivi residenti sono in una situazione di continuità con le altre presenti nelle aree limitrofe e nel resto del sistema appenninico. Delle barriere parziali agli spostamenti sono comunque attualmente esistenti all'interno del sistema delle aree appenniniche, in particolare le valli fluviali comprese tra i rilievi sono generalmente molto antropizzate. Il popolamento dei Monti Ruffi può essere considerato come relativamente omogeneo (per omogeneità orografica e continuità territoriale) e ben collegato con i Monti Prenestini e Tibur-tini, mentre i collegamenti a nord e ad est risentono forse dell'antropizzazione della valle del Fiume Aniene.
Le informazioni di presenza delle diverse specie nell'area dei Ruffi sono ampiamente tratte dal "Piano pluriennale regionale per la tutela e la difesa della fauna autoctona in via dì estinzione (L.R. 48/82)" redatto dal Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo (Dip.B.A.U.) dell'Università "La Sapienza" di Roma (1989). Eventuali altre fonti di informazioni di presenza sono citate nel testo mentre il Dipartimento B.A.U., dal quale provengono tutte le informazioni di distribuzione e presenza riportate in questo capitolo per le quali non è indicata una diversa fonte, non viene ulteriormente citato nel testo che segue. Le informazioni di presenza riportate nel "Piano pluriennale (...) " sono riportate per unità territoriali (confini comunali e confini dei Comandi stazione della Forestale) che non corrispondono al perimetro dei comprensorio in esame, per tale ragione le indicazioni di presenza devono essere intese come relative al comprensorio stesso più le aree ad esso confinanti.
La lista di mammiferi che segue deve essere considerata un contributo assolutamente provvisorio, da integrare con le informazioni ottenute con una analisi faunistica basata su indagini sul campo. Le classi di probabilità di presenza (certa, probabile e possibile) sono state assegnate nel seguente modo: per la categoria "presenza certa" osservazioni dirette, e bibliografìa scientifica; per la categoria "presenza probabile" inclusione nell'areale regionale della specie con corrispondente presenza di ambienti adatti e segnalazioni giudicate attendibili; per la categoria "presenza possibile" presenza di ambienti adatti ed areale regionale non sufficientemente conosciuto.
II popolamento di pipistrelli dei Monti Ruffi e delle valli fluviali sottostanti non è stato oggetto di studi specifici di conseguenza le informazioni sono carenti anche per quanto riguarda l'individuazione delle specie presenti. L'ambiente del comprensorio potrebbe essere idoneo alla presenza di diverse specie di chi-rotteri, tra cui: Miniottero Miniopterus schrei-bersi, Rinolofo maggiore (o Ferro di Cavallo) Rhinolophus ferrumequinum, Rinolofo minore Rhinolophus hipposiderus, Rinolofo euriale Rhinolophus euryale, Vespertilio maggiore Myotis myotis e Pipistrello di Savi Pipistrellus savii. Sarebbe opportuno investigare quanto prima sulle specie di pipistrelli presenti in quanto la conservazione di alcune delle specie citate (le prime due specie di Rinolofo) è da considerarsi prioritaria (come da lista rossa riportata nella "Relazione sullo stato dell'ambiente", Ministero Ambiente, 1989). Le tre specie di Rinolofo, il Miniottero ed il Vespertilio maggiore, sono stati rinvenuti in grotte situate in massicci calcarei non distanti dai Monti Ruffi (Monti Simbruini, Monti Affìlani e Monti Lucretili), per analogia si potrebbero quindi supporre le stesse presenze anche negli anfratti calcarei del comprensorio in esame. Il Pipistrello di Savi, eventualmente presente, dovrebbe essere presente soprattutto vicino all'acqua ed utilizzare quale rifugio i manufatti e gli alberi cavi.
Riccio, Erinaceus europaeus (Linnaeus, 1758): presenza certa.
La specie è presente in tutto il comprensorio in esame. Gli ambienti preferiti sono quelli ampiamente diversificati, composti di pascolo, coltivi e bosco. Il Riccio trascorre la stagione
fredda in una sorta di lungo sonno invernale, frequentemente interrotto da intervalli di attività; alla fine dell'autunno ciascun individuo, dopo aver accumulato buone scorte di grasso nei suoi tessuti, si sceglie una cavità alla base di un albero o in un muro a secco e la tappezza di foglie e fieno. Pur essendo prevalentemente un predatore di insetti, il Riccio può essere definito onnivoro, in quanto si alimenta regolarmente anche di mammiferi di piccole dimensioni (topi etc.), Uccelli e Rettili. Il Riccio può predare anche la Vipera, che generalmente non riesce ad inoculare il suo veleno attraverso il denso strato di aculei, nel caso essa dovesse però riuscirci il predatore soccomberebbe in quanto non è immune al veleno stesso.
Talpa romana, Talpa romana (Thomas. 1902): presenza certa.
È una specie endemica dell'Italia centro-meridionale. È possibile che nel Lazio sia presente la sola Talpa romana, oppure che siano presenti sia la Talpa romana che la Talpa cieca (Talpa caeca); l'argomento non è stato sufficientemente approfondito ma si suppone che la Talpa romana sia più frequente nei terreni di fondovalle, mentre la Talpa cieca (eventualmente presente) possa essere più frequente nei terreni culminali e montani (Duprè com. pers.)-
Toporagno nano, Sorex minutus (Linnaeus, 1766): presenza possibile.
La specie è stata segnalata in alcune aree appenniniche della Regione, in particolare ne è stata segnalata la presenza per i Monti Lucreti-li. È possibile che la specie sia presente anche sui Ruffi, ma per accertarne l'eventuale presenza sarebbe opportuno procedere ad indagini specifiche per i micromammiferi.
Toporagno comune, Sorex araneus (Linnaeus, 1758) o Sorex samniticus (Altobello, 1626): presenza probabile.
Le due specie non sono facilmente identifi-cabili su basi morfologiche, di conseguenza riportiamo congiuntamente le due specie, mantenendo quindi la suddivisone proposta nel già citato Piano Pluriennale (1989).
Mustiolo, Suncus etniscus (Savi, 1822): presenza possibile.
È un mammifero di dimensioni estremamente ridotte: non supera i due grammi. È considerato più abbondante nella fascia costiera e si suppone che la presenza nelle zone interne (ad es. Monti Lepini e Monti Lucretili) sia legata alla presenza di condizioni di aridità. L'eventuale presenza della specie nella Zona dei Monti Ruffi potrebbe essere riscontrata sulle pendici esposte a sud sud-ovest, dove sono presenti coperture vegetazionali tipiche dei versanti più caldi.
Toporagno d'acqua, Neomys fodiens (Pen-nant. 1771): presenza possibile.
E un insettivoro tipicamente acquatico, che svolge gran parte della sua attività di caccia
sotto il pelo dell'acqua catturando le prede in azioni di caccia a nuoto. È probabile che la specie sia diminuita in maniera drastica a causa dell'inquinamento dei corsi d'acqua e delle massicce captazioni di acque per uso potabile irriguo ed elettrico. La presenza della specie nell'area dei Ruffì potrebbe essere riscontrata in corsi d'acqua perenni non inquinati e quindi senza densità elevate di Ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus) che porterebbero ad interferenze consistenti con le popolazioni di Toporagno d'acqua (Osella e Montolli in Dipartimento B.A.U., 1989). La presenza della specie, eventualmente riscontrata con apposite indagini nei tratti medio alti dei corsi d'acqua del comprensorio, potrebbe essere considerata come una indicazione positiva nel senso di un mantenimento di "buone" condizioni ecologiche degli ecosistemi acquatici.
Crocidura ventre bianco, crocidura leuco-don (Hermann. 1780): presenza probabile.
La specie è ampiamente diffusa nella Regione, dove frequenta un'ampia gamma di ambienti, purché dotati di una copertura vegetale sufficientemente sviluppata. È probabile che la specie sia presente anche nell'area dei Monti Ruffì,
Crocidura minore. Crocidura suaveolens (Pallas. 1811): presenza possibile.
La distribuzione della Crocidura minore sembra essere più costiera rispetto alla specie precedente, per contro la specie viene segnalata anche in zone interne (Monti Lucretili). La presenza nel comprensorio in esame è possibile.
Ghiro, Glis glis (Linnaeus. 1766): presenza certa.
Il ghiro ha abitudini prevalentemente notturne, gli ambienti frequentati dalla specie sono i boschi di latifoglie (soprattutto noccioleti quer-ceti e castagneti) e le aree coltivate ricche di siepi ed alberi da frutta. È una specie strettamente arboricola che utilizza sia nidi rotondeggianti costruiti sugli alberi (od ottenuti riadattando quelli di Uccelli o Scoiattoli) sia cavità negli alberi anche se nell'area appenninica (ove sono scarsi gli alberi cavi) è possibile che utilizzi in via compensativa i manufatti e le cavità nella roccia. È verosimile che risenta della gestione prevalentemente a ceduo del comprensorio. Il ghiro tende ad aumentare molto di peso nel periodo autunnale, successivamente inizia un periodo di quiescenza invernale che dura fino a primavera, tale periodo è frequentemente interrotto da brevi risvegli durante i quali si alimenta delle scorte di cibo accumulate nel rifugio.
Quercino. Eliomys quercinus (Linnaeus, 1766): presenza certa.
È una specie di abitudini terricole e notturne, di contattabilità non facile, lo stato delle conoscenze sullo status e la distribuzione delle popolazioni laziali è generalmente lacunoso. È legato agli ambienti forestali con denso strato cespuglioso, nell'area dovrebbe essere probabilmente presente nei cedui e nei densi cespuglieti.
Moscardino, Muscardinus avellanarius (Linnaeus. 1758): presenza certa.
La specie è presente e probabilmente ben diffusa nei cedui e nei cespuglieti del comprensorio. Dipende per l'alimentazione dalla presenza di alcune essenze arboree (Nocciolo. Castagno, etc.). È una specie poco attiva durante il giorno, tende a formare piccoli gruppi od unità familiari. D'estate utilizzano un nido a palla costruito tra i cespugli al riparo dal sole, mentre per i più lunghi sonni invernali utilizza cavità negli alberi, anfratti sui tronchi coperti di rampicanti nelle rocce o nel terreno. È frequente che utilizzi per trascorrere l'inverno anche in nidi artificiali disposti per i passe-riformi.
Scoiattolo, Sciurus vulgaris (Linnaeus,
1758): presenza certa.
La specie, nonostante la scarsità dei boschi ad alto fusto, sembra essere diffusa in diverse aree boscate dell'area dei Ruffi, specialmente nelle adiacenze dei rimboschimenti a Pino nero (Pimis nigrd). La presenza nel comprensorio in esame di diverse specie arboree con produzione di semi appetibili alla specie in diversi periodi dell'anno dovrebbe essere vantaggiosa. Lo Scoiattolo è presente sui Ruffi (e nell'intera Regione Lazio), con la forma a mantello scuro che contrasta fortemente con la parte ventrale chiara.
Arvicola rossastra, Clethrionomys glareo-lus (Schreber, 1780): presenza certa.
È una specie particolarmente diffusa nel Lazio. Predilige le aree caratterizzate da una copertura a bosco o a cespuglieto. Scava gallerie e camere sotterranee per la riproduzione il riposo e l'accumulo di scorte di cibo; tali scavi sono per lo più superficiali e ciascun complesso di camere è munito di diverse uscite
Arvicola terrestre, Arvicola terrestris (Linnaeus, 1758): presenza probabile.
Nonostante il nome è una specie di abitudini semiacquatiche. E prevalentemente erbivora, si ciba prevalentemente degli apparati radicali e si muove nel suolo scavando gallerie. Nonostante queste abitudini non è una specie che possa arrecare danni consistenti in quanto generalmente non entra nelle aree coltivate. Come il Toporagno d'acqua, l'Arvicola terrestre ha presumibilmente risentito negativamente, nella maggior parte del territorio regionale, del repentino deteriorarsi delle condizioni eco-logiche delle acque interne. La presenza di densità elevate di Ratto delle chiaviche sarebbe dannosa anche per questa specie (Osella e Montolli in Dipartimento B.A.U., 1989). L'Arvicola terrestre è un'ottima nuotatrice e può muoversi anche sott'acqua nuotando in apnea. Scava gallerie e camere sotterranee, nei prati inondati queste camere sono molto superficiali e le attività di scavo sono segnate dalla presenza di cumuli di terra, analoghi a quelli prodotti dalle Talpe.
Arvicola di savi, Pitymys savii (De Selys Longchamps, 1838): presenza certa.
L'Arvicola di Savi frequenta di preferenza le formazioni prative e le radure. Ha una alimentazione erbivora come le altre due specie precedenti. In particolare si alimenta degli apparati radicali di piante erbacee e di conseguenza svolge gran parte della sua vita nella parte superficiale dei suoli. Allo sciogliersi delle nevi è possibile osservare le caratteristiche gallerie scavate nell'interfaccia neve-suolo. A differenza dell'Arvicola rossastra, il Pitymis savii si alimenta soprattutto delle parti interrate delle piante (tuberi, radici, cortecce basali, etc.) di conseguenza tende ad avere una attività di scavo particolarmente intensa.
Ratto nero, Rattus rattus: presenza certa.
Ampiamente diffuso nella Regione, ha una valenza ecologica molto ampia ma è comunque più legato agli ambienti rurali della specie seguente. La specie è ben rappresentata negli edifici rurali.
Ratto delle chiaviche, Rattus norvegicus: presenza certa.
La presenza del Ratto delle chiaviche è capillarmente diffusa in tutta l'Europa (a parte poche zone) e la sua densità in un'area può spesso essere indicatrice di condizioni di inquinamento e degrado ambientale consistenti, fenomeno che si verifica nelle grandi valli fluviali ad intensa antropizzazione, come la Valle del Tevere e la Valle del Sacco-Liri-Garigliano. E una specie legata alla presenza di acqua, ma per il resto è capace di vivere in ambienti molto diversi, nell'area dei Ruffi è soprattutto diffuso nelle aree edificate e lungo i corsi d'acqua più inquinati (le maggiori densità vicino agli scarichi fognar! adiacenti ai paesi). Il modo più efficace per combatterne le concen-trazioni in determinate zone è quella di procedere al loro recupero ambientale (disinquinamento delle acque e rimozione dei rifiuti solidi), l'uccisione con veleni ha generalmente un significato temporaneo ovvero di costoso palliativo.
Topo selvatico, Apodemus sylvaticus (Lin-naeus. 1758): presenza certa,
Nel Lazio sono presenti due specie di Apodemus oltre a quella citata vi è YApodemusfla-vicollis, la cui distribuzione regionale è più localizzata e che potrebbe comunque essere presente anche nelle aree boscate dei Ruffi. L'Apodemus sylvaticus utilizza un ampio spettro di ambienti e dovrebbe essere diffuso in tutta l'area in esame, dalle valli fino ai prati culminali.
Topolino delle case, Mus musculus presenza certa,
È diffuso in gran parte delle aree edificate del Lazio e del comprensorio dei Ruffi
Istrice, Hystrix cristata: presenza certa La distribuzione dell'Istrice è limitata all'Italia peninsulare ed alla Sicilia, negli ultimi anni la specie ha ampliato la sua distribuzione verso nord. L'istrice frequenta le aree boscate, gli incolti e i cespuglieti del comprensorio, mentre per lo scavo della tana sceglie generalmente la base di un affioramento roccioso, una scarpata od un pendio molto ripido. La presenza della specie può essere facilmente rilevata dagli aculei tipici, generalmente persi lungo gli itinerari abituali di spostamento.
Lepre, Lepus europaeus (Linnaeus, 1758): presenza certa.
Nonostante l'idoneità di gran parte del comprensorio alla presenza della specie, questa appare oggi ridotta.
Lupo, Canis lupus (Linnaeus, 1758): presenza possibile.
La presenza della specie nel comprensorio è da considerarsi incerta, o meglio irregolare e temporanea. Il comprensorio è probabilmente caratterizzato da una eccessiva presenza umana ostile alla specie, in particolare il gran numero di cacciatori vaganti (specialmente per la caccia ai tordi) e la pratica illegale dei lacci e dei bocconi avvelenati rendono l'area poco disponibile alla presenza di nuclei fissi. La zona è comunque adiacente ai Simbruini dove la specie è presente con nuclei stabili, ed è presumibile che attraverso la valle dell'Amene individui della specie possano arrivare sui Ruffi.
Volpe, Vulpes vulpes (Linnaeus, 1758): presenza certa.
La specie è ampiamente diffusa in tutto il comprensorio. La specie è attivamente cacciata con mezzi legali ed illegali (lacci e bocconi avvelenati) in quanto ritenuta responsabile
degli squilibri faunistici. La Volpe è una involontaria beneficiaria di quelle tonnellate di spazzatura che gli vengono fornite per pasturarla adeguatamente e farne incrementare in modo consistente le densità. Gli immondezzai (compresi tutti i piccoli accumuli temporanei e permanenti) sono indispensabili per una adeguata gestione delle popolazioni di volpe.
Gatto selvatico, Felis silvestris (Schreber. 1777): presenza probabile (Angelici com.pers.).
L'ambiente è idoneo alla specie, ma la generale rarefazione che sembra avere interessato questo felide nel Lazio potrebbe avere condizionato anche le presenze nel comprensorio in esame. Le cause della generale rarefazione della specie a livello italiano non sono state ancora ben individuate, in ogni caso la presenza di gatti reinselvatichiti e vaganti è da considerarsi dannosa per la specie.
Tasso, Meles meles (Linnaeus, 1758): presenza certa.
La specie è ben rappresentata nel comprensorio, dove frequenta diversi tipi di ambienti arrivando anche all'interno di zone relativamente antropizzate. È avvantaggiato dalla presenza di uno sfruttamento agricolo non intensivo e caratterizzato dalla presenza di piccoli appczzamenti coltivati in modi differenti.
Martora, Martes martes (Linnaeus, 1758), presenza probabile (Angelici com.pers.) è ipotizzatale che la sua presenza sia caratterizzata da consistenze limitate, in quanto la Martora ha come ambiente elettivo i boschi d'alto fusto. È possibile che in comprensori tipo quello in questione possano essere utilizzati anche ambienti rupestri associati a coperture boschive a latifoglie ceduate. Per quanto riguarda la zona dei rilievi calcarei appenninici e preappenninici della Provincia di Roma, la Martora è stata segnalata anche nei distretti forestali di Subiaco e Vallepietra. In entrambi i distretti forestali citati la copertura boschiva ad alto fusto è più limitata rispetto al ceduo. È un predatore estremamente agile, eccezionale arrampicatore, può salire senza difficoltà anche su alberi a corteccia liscia.
Faina, Martes faina (Linnaeus, 1758): presenza certa
È ampiamente diffusa in tutto il comprensorio, dove frequenta sia le aree rupestri che quelle edificate. È possibile trovare traccia della sua presenza anche nelle aree rupestri spoglie di copertura arborea o all'interno dei centri storici dei paesi dove frequenta, durante le attività di caccia notturna, i tetti e le case abbandonate. Preda soprattutto animali di piccole dimensioni quali micromammiferi e pas-seriformi.
Puzzola, Mustelaputorius (Linnaeus, 1758):presenza certa
La maggior parte delle segnalazioni di presenza della specie nel Lazio sono concentrate nella Provincia di Rieti, di Viterbo e di Prosinone, per quanto riguarda l'area dei rilievi calcarei della Provincia di Roma la specie non viene segnalata con certezza. L'ambiente ottimale della specie non dovrebbero essere i versanti e le aree culminali dei rilievi ma piuttosto le valli fluviali, dove frequenta sia le aree boscate e i corsi d'acqua che le zone abitate. La specie è stata segnalata per la zona dei Ruffi (alta valle dei Torrente Fiumicino) dove sono stati rinvenuti due esemplari annegati in barili di ferro parzialmente colmi di acqua utilizzata per irrigare (Santarelli com.pers). È possibile che la specie sia presente anche nella valle dell'Amene
Donnola, Mustela nivalis (Linnaeus, 1758 ): presenza certa
È ampiamente diffusa in tutto il comprensorio.
Cinghiale, Sus scrofa (Linnaeus, 1758): presenza certa.
È stato reintrodotto nel comprensorio utilizzando ceppi di provenienza est o centro europea, le popolazioni residenti possono provocare danni ai pascoli ed alle colture, anche se attualmente la caccia non programmata (che potremmo tranquillamente definire irrazionale) mantiene la specie a densità relativamente basse. Le zone più frequentate sono i boschi pedemontani di castagno e roverella. Nel caso di chiusura alla caccia del comprensorio dei Monti Ruffi, verrà opportunamente approntato un sistema di catture annuali di una porzione della popolazione, in modo da mantenere bassa la densità della specie.
In conclusione potremo affermare che la mammalofauna dei Monti Ruffi necessita di alcuni provvedimenti urgenti per recuperare dall'attuale situazione ed avvicinarsi a quella ricchezza faunistica che la zona potenzialmente potrebbe offrire.
Tra questi provvedimenti urgenti vi sono i seguenti:
" reintroduzione del Capriolo:
" reintroduzione del Cervo (previa valutazione di fattibilità);
" riconversione di una porzione dei ceduiesistenti ad alto fusto disctaneo;
" gestione dei cedui con il governo tipico dei cedui a sterzo (taglio non contemporaneo dei polloni di ciascuna ceppaia) o, meglio, trasformazioni in ceduo composto caratterizzato da uno strato inferiore dominato a ceduo a sterzo
ed uno superiore dominante a fustaia disetanea;
" disinquinamento del Fiume Aniene e del Torrente Fiumicino, gestione a norma di legge
degli scarichi fognati nonché dei singoli scarichi di ciascuna casa non allacciata in rete fognaria;
- riduzione dei fenomeni di caccia illegale e miglioramento delle condizioni di caccia (suddividere ogni Ambito Territoriale di Caccia (ATC) in territori di competenza delle diverse squadre di caccia al cinghiale, assegnando a ciascuna un territorio di competenza). Ovviamente, in parallelo con la messa in atto di piani di recupero del patrimonio venatario, deve essere effettuata un'azione di repressione efficace e destinata alla tutela delle specie protette nonché delle specie cacciabili, che devono essere prelevate solo secondo i piani di abbattimento