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"Il paesaggio vegetale dei Monti Ruffi" |
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INTRODUZIONE I Monti Ruffi si collocano tra la regione vulcanica dei Colli Albani e la regione appenninica simbruino-ernica. Le altezze modeste (non arrivano a 1300 m) Q la morfologia varia e notevolmente ammorbi-dita, hanno favorito le antiche pratiche colturali agro-silvo-pastorali. L'importanza di questo gruppo montuoso, poco conosciuto, risiede nella integrazione di fattori ambientali, geografici e colturali. L'Italia si sviluppa in un ambito vocazio-nalmente di transizione. E' chiaro il contatto con l'Europa centrale, il Mediterraneo ed i Paesi orientali. L'Appennino favorisce la discesa degli elementi centro-europei e costituisce una barriera eccellente rispetto ai venti freddi provenienti da nord-est. Da qui emerge sia il carattere del settore tirrenico, generalmente più "mediterraneo" rispetto a quello adriatico, sia la contemporanea presenza di elementi di provenienza geografica diversa. La nostra flora è quindi ricca di specie provenienti da contesti molto lontani e, nello stesso tempo, la variabilità geologica e morfologica fa sì che si realizzino climi locali e ambienti estremamente diversificati. Il Lazio è tra le regioni in cui molto frequenti sono i contatti tra le diverse regioni biogeografiche. I Monti Ruffi costituiscono un particolare e prezioso punto ove più evidente è tale integrazione di flore e paesaggi vegetali. Le elevate precipitazioni, la natura varia dei substrati, la mancanza di ostacoli significativi verso il mare e verso la catena appenninica fanno sì che si ritrovino contemporaneamente, spesso a contatto, paesaggi tipici di ambienti lontani tra loro. Molto significativa la vicinanza alla valle del Sacco, forse la valle più propriamente laziale che, nel corso dei tempi, oltre a mettere in contatto le culture dell'Italia centrale con quelle dell'Italia meridionale, ha favorito la penetrazione degli elementi floristici meridionali ed orientali. Pregevole l'iniziativa della Provincia di Roma che ha voluto rendere omaggio ad un'area poco nota, ma che racchiude in sé per flora, vegetazione e paesaggio antropico, caratteri peculiari che meritano di essere valorizzati in quanto nel loro complesso costituiscono una meravigliosa sintesi di natura biogeografica ed ambientale. LE CARATTERISTICHE GENERALI II paesaggio vegetale dei Monti Ruffi possiede un notevole valore ambientale sia per la varietà delle comunità vegetali presenti sia per la ricchezza di specie che le compongono. La posizione geografica dell'area (vicina, tuttavia marginale alla catena appenninica vera e propria e allo stesso tempo non lontana in linea d'aria dal mare), insieme a una serie di fattori come suolo, esposizione e acclività dei versanti, rendono questo territorio punto di incontro tra specie di provenienza geografica diversa e area di coabitazione di comunità vegetali (o fitoce-nosi) che mostrano esigenze ambientali differenti. E' possibile pertanto incontrare elementi il cui centro di diffusione è situato nelle regioni subatlantiche o centroeuropee e specie la cui area di distribuzione è invece localizzata lungo le coste del Mediterraneo e nel sud-est europeo, sebbene queste ultime costituiscano la componente floristica predominante per varietà e quantità di individui. Così è frequente trovare, come in un mosaico formato da diverse tessere, sia comunità di piante ben adattate al caldo (e più in generale a condizioni di aridità), sia associazioni di elementi che sono più adattati al freddo e hanno bisogno di un maggiore apporto idrico. Il pregio naturalistico dei Monti Ruffi è rafforzato da ulteriori, importanti caratteristiche: la presenza di specie rare (relativamente al Lazio) e di altre che hanno una distribuzione esclusivamente italiana (ende-miche), la scarsa diffusione di specie ad ampia distribuzione (cosmopolite) legate in parte all'attività umana, l'assenza di ogni tipo di sviluppo turistico. Nel passato, anche recente, l'uomo ha utilizzato a fondo gran parte delle risorse naturali attraverso le pratiche agricole e pastorali e lo sfruttamento dei boschi. Dalla graduale diminuzione di tali attività ha tratto beneficio la vegetazione spontanea che, non più eccessivamente disturbata dall'azione antropica, ha lentamente riconquistato gli spazi che le erano stati sottratti. La ricostituzione del bosco rappresenta la fase finale e più stabile di un processo dinamico evolutivo (detto successione) che ha inizio con l'occupazione delle aree abbandonate (precedentemente destinate a pascolo o coltivi) da parte di una vegetazione dapprima a carattere erbaceo, successivamente arbustivo finché non viene ricomposta una comunità di tipo forestale in equilibrio con il clima ed il suolo. L'insieme di queste fasi o stadi, presenti contemporaneamente in una porzione omogenea di territorio, è detta "serie di vegetazione". Ogni stadio della serie è caratterizzato da una particolare composizione floristica diversa, totalmente o solo in parte, da quella degli stadi precedenti e successivi. Proprio grazie a questa grande capacità di recupero della vegetazione, l'area mostra una chiara tendenza al rimboschimento naturale. E' perciò auspicabile che essa non subisca drastiche interruzioni a causa di tagli condotti in modo poco oculato o a causa di animali che vengono lasciati pascolare liberamente nelle parcelle da poco ceduate e provocano gravi danni ai giovani germogli. Una più attenta regolamentazione e più efficaci controlli da parte delle autorità competenti contribuirebbero di certo ad arginare e contenere tali perdite. |
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