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"I querceti a Rovella" |
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Sono boschi caducifogli per lo più aperti e non molto estesi in cui la roverella è la specie dominante e spesso esclusiva. Questa pianta radica in profondità, è riccamente ramificata e la sua ampia chioma tende ad espandersi in senso orizzontale. Elemento floristico submediterraneo di origine orientale ed ampiamente distribuito in Europa ed in Asia occidentale, ama la luce ed il calore, ma, rispetto al leccio, sopporta meglio le rigidità invernali. E' una specie molto longeva, può infatti arrivare fino ai cinquecento anni di età, assumendo portamenti maestosi. Un esemplare isolato, rinvenuto nei pressi di Rocca Canterano, lungo la strada di accesso al paese, presenta un diametro di 150 centimetri ed una altezza di 12 metri (Leone e Loche, 1992). Sui Monti Ruffi questi boschi, prediligono luoghi caldi e si sviluppano su terreni asciutti, di natura essenzialmente calcarea, con frequenti affioramenti rocciosi. Si trovano generalmente ad altitudini simili, talvolta maggiori rispetto a quelle dei castagneti, ai quali sembrano sostituirsi dove le esigenze di esposizione e suolo di questi ultimi non vengono soddisfatte. Queste comunità vegetali, molto più di altre, hanno subito forti pressioni da parte dell'uomo che, con i ripetuti tagli, ha impedito al bosco di raggiungere una condizione di stabilità e di equilibrio interno. Pertanto è raro osservare consorzi maturi ben stratificati con grandi esemplari di quercia e con un corteggio floristico caratteristico. E' più frequente invece trovarsi di fronte a boscaglie più o meno fitte con un sottobosco costituito anche da specie provenienti da ambienti vicini (prati, cespuglieti). Accanto alla roverella compaiono pochi altri elementi arborei come l'orniello, l'oppio, il carpino nero e, in alcune aree del settore orientale, il carpino orientale che in questa comunità trova una giusta collocazione e si fa notare per la sua abbondanza. Lo strato arbustivo, ben rappresentato, è composto dal biancospino comune, dal pungitopo, dal tamaro, dalla vitalba (Cìematis vitalba), dal prugnolo (Prunus spinosa), dalla rosa canina (Rosa cariino), dalla rabbia selvatica, dal corniolo sanguinelle, dal caprifoglio etrusco (Lonice-ra etrusco), dal rovo (Rubus ulmifolius}. Il mantello, se presente, è composto da questi stessi arbusti e, localmente, ad essi si accompagna la ginestrella comune (Osyris alba) che in autunno fa bella mostra di piccole bacche rosso arancio. Nello strato erbaceo è molto abbondante il palèo rupestre (Brachypodium rupestre) ed altre specie frequenti sono: l'erba mazzoli-na, l'edera (Hedera helix), la viola bianca, la carice glauca (Carex fiacca), il cardo stretto (Ptilostemon strictus) e la stellina esile (Asperula laevigata). Pascoli eventualmente presenti nelle vicinanze dei querceti a roverella mostrano caratteristiche simili, per ambiente ed affinità floristica, alle praterie aride legate alle leccete. In alcune aree del settore nordorientale, queste cenosi erbacee si arricchiscono di piccoli cespugli di stregonia italica (Sideritis italica - la nomenclatura segue Greuter et al. 1986), specie endemica con areale di distribuzione centro-meridionale. E' poco diffusa nel Lazio, mentre è assai più frequente nel vicino Abruzzo e si fa notare per la densa pelosità bianco-lanosa che ricopre ogni sua parte; tale caratteristica rappresenta una efficace strategia di adattamento all'aridità ambientale: la coltre di peli limita la traspirazione riducendo di conseguenza la perdita di acqua. Si può anche incontrare una curiosa orchidea di grandi dimensioni (fino ad 80 cm di altezza), detta barbone (Himanthoglossum hircinum) per la forma particolare e per la notevole lunghezza di uno dei petali (fino a 6,5 cm). Quando quasi tutte le altre specie si avviano alla stasi invernale, l'esplosione gialla dello zaffera-nastro (Sternbergia lutea) ravviva il colore autunnale di questi pascoli. La fase successiva allo stadio erbaceo nella serie dinamica della roverella, è rappresentata dai cespuglieti a ginestra comune, molto diffusi nel territorio. La ginestra, primo arbusto a colonizzare i prati non più pascolati, ama la luce ed è ben adattata a condizioni di aridità; predilige infatti suoli sassosi, di natura calcarea, nei quali affonda profondamente le sue radici. Inoltre, per evitare una perdita eccessiva di acqua che, soprattutto nel periodo più caldo, potrebbe essere fatale per la sua sopravvivenza, perde precocemente le sue foglioline (riducendo così la superfìcie traspirante) e lascia che siano i fusticini verdi a compiere la fotosintesi. I suoi fiori vistosi ed intensamente profumati, prodotti in grande quantità durante il periodo tardo-primaverile, tingono di giallo ampie superfici dei versanti più assolati. Questo primo nucleo arbustivo ospita al suo interno molte piante erbacee di prato ed in seguito, cioè dopo qualche anno, si associano alla ginestra altri arbusti come il rovo, il biancospino, la rosa canina, la rosa delle siepi (Rosa agre-stis) le cui foglie stropicciate emanano un intenso odore di mela, la rosa balsamina (Rosa micrantha), la rosa di Pouzin (Rosa ponzimi). Con l'aumentare del grado di maturità del cespuglieto, quindi con la creazione di condizioni di maggiore ombra e umidità, si insediano anche altre specie erbacee di ambiente boschivo e plantale di arbusti tipici del mantello. |
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