GLI ANFIBI DEI MONTI RUFFI
Gli Anfibi sono vertebrati ectotermi (ovvero, a differenza degli Uccelli e Mammiferi, la regolazione della temperatura corporea dipende da quella ambientale esterna). Il loro corpo è privo di scaglie o squame epidermiche. Hanno uno sviluppo complesso che comprende due fasi vitali (una fase larvale ed una metamorfosata od adulta). La larva è tipicamente acquatica mentre l'adulto metamorfosato è generalmente anfibio (termine che deriva dal greco antico e che significa "a doppia vita").
Le specie appartenenti a quest'ordine sono quindi tipicamente molto legate agli ambienti acquatici dove conducono gran parte della loro esistenza o dove si recano annualmente per riprodursi. Ciascuna specie tende a scegliere determinati tipi di ambienti umidi. In linea generale le raccolte d'acqua non inquinata e senza eccessiva corrente (anche se temporanei, ovvero che tendono ad asciugarsi con il procedere della stagione secca) sono un ambiente elettivo per diverse specie. Lungo i corsi d'acqua diverse specie di Anfibi utilizzano le pozze di acqua che si formano dopo le piene o mentre l'intero corso d'acqua si sta asciugando; anche le pozze isolate e gli abbeveratoi sono molto utilizzati.
Gran parte delle specie di Anfibi dei Monti Ruffi sono protette dalla Legge regionale n. 18 del 5/4/1988. Tale legge ne vieta la raccolta e l'uccisione, ma comunque non è stata sufficiente a tutelare le specie di Anfibi del Lazio e del comprensorio dei Ruffi in particolare. La principale causa delle notevoli regressioni numeriche della maggior parte delle specie è principalmente dovuta a fenomeni di inquinamento, prelie-vo, interramento, cementificazione degli argini e taglio della vegetazione ripariale. Gli Anfibi del comprensorio, in particolare
nelle vallate fluviali dell'Amene e del Torrente Fiumicino, hanno risentito gravemente dell'inquinamento delle acque. Nel comprensorio dei Ruffi si mantengono però delle situazioni dove ancora vivono popolamenti interessanti e non troppo danneggiati dalle manomissioni (affluenti collocati a monte dei paesi, raccolte d'acqua temporanee in aree boscate, taglietti e pozze sui pianori carsici, etc.). L'area dovrebbe conservare ancora diverse specie interessanti e potrebbe recuperare in maniera consistente se venissero opportunamente depurati gli scarichi fognari delle aree edificate.
Le informazioni di presenza e distribuzione regionale delle specie sono ampiamente tratte dal "Piano pluriennale regionale per la tutela e la difesa della fauna autoctona in via di estinzione (L.R 48/82)" redatto dal Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo (Dip. B.A.U.) dell'Università "La Sapienza" di Roma (1989). Eventuali altre fonti di informazioni di presenza sono citate nel testo mentre il Dip. B.A.U., dal quale provengono tutte le informazioni di distribuzione e presenza riportate in questo capitolo per le quali non è indicata una diversa fonte, non viene ulteriormente citato nel testo che segue. Le informazioni di presenza portate nel "Piano pluriennale (...)" sono riportate per unità territoriali che non corrispondono al perimetro del comprensorio in esame, per tale ragione le indicazioni di presenza devono essere intese come relative al comprensorio stesso più le aree ad esso confinanti. Le classi di probabilità di presenza (certa, probabile e possibile) sono state assegnate nel seguente modo: per la categoria "presenza certa" osservazioni dirette, segnalazioni giudicate attendibili e bibliografìa scientifica; per la categoria "presenza probabile" inclusione nell'areale regionale della specie con corrispondente presenza di ambienti adatti; per la categoria "presenza possibile" presenza di ambienti adatti ed areale regionale non sufficientemente conosciuto. Le note di biologia riportate nel testo che segue sono in parte tratte dagli scritti di Lonza ("Anfibi e Rettili", C.N.R 1983).
Classe Amphibia
A riguardo alla presenza della Salamandra pezzata (Salamandra salamandra) non sono state raccolte informazioni giudicate attendibili (ovvero informazioni dirette, certe e recenti), ne tantomeno il comprensorio dei Ruffi è interno all'areale conosciuto per la Regione Lazio, esistono però delle segnalazioni non recenti ed indirette della specie nell'area dei Monti Ruffi (Santarelli com. pers.). L'informazione non è comunque sufficiente a considerare la specie come "presenza possibile" nel listato.
Salamandrina dagli occhiali, Salamandri-na terdigitata (Lacèpède): presenza certa.
La Salamandrina dagli occhiali è presente in gran parte dei rilievi del Lazio, dai rilievi calcarei dell'Antiappennino fino alla dorsale appenninica. È una specie notturna ed è di osservabilità non facile, con il tempo coperto può essere osservata anche di giorno. Si riproduce in acqua (tratti di torrente con corrente debole, fossi puliti, pozze permanenti o temporanee), e sembra che i singoli individui dimostrino una certa fedeltà al luogo di riproduzione. Se disturbata, la Salamandrina dagli occhiali mette in atto uno schema difensivo caratteristico, sollevando zampe e coda da terra mette in evidenza il colore rosso acceso della parte ventrale, presumibilmente nel tentativo di disorientare il predatore. È una specie monotipica, ovvero non sono state riscontrate differenziazioni tra le popolazioni tali da poter proporre una suddivisione in razze geografi-che. È una specie di notevole interesse bio-geografico in quanto la Salamandrina è un endemismo italiano con distribuzione limitata alle aree montane e collinari dell'Italia centro-meridionale (dalla Liguria fino all'Aspromonte, con prevalente diffusione sul versante tirrenico).
Tritone crestato, Triturus carni/ex: presenza certa.
Il Tritone crestato nel Lazio ha una distribuzione che interessa in maniera diffusa gran parte della regione. Le continue manomissioni dei luoghi di riproduzione ovvero degli ambienti d'acqua dolce, includendo tra essi anche i fontanili e le pozze di varia natura, hanno molto verosimilmente ridotto la diffusione di questa specie, che resta comunque abbastanza comune. L'osservabi-lità è relativamente facile, soprattutto al di fuori della stagione fredda nelle piccole raccolte d'acqua dolce non inquinate.
Tritone punteggiato, Triturus vulgaris: presenza possibile.
Il Tritone punteggiato ha risentito, in maggior misura della specie precedente, delle manomissioni degli ambienti d'acqua dolce. La distribuzione regionale è abbastanza frammentaria e la presenza sui Ruffi non è certa. Nel Lazio sono presenti esclusivamente individui appartenenti alla sottospecie (o razza geografica) meridionalis, ditribuita in Italia, Canton Ticino ed ex lugoslavia.
Ululone ventre giallo, Bambina variegata (Linnaeus): presenza possibile.
La specie ha subito una notevole contrazione a livello regionale, diverse popolazioni sono scomparse a causa dell'inquinamento o la distruzione degli ambienti d'acqua dolce frequentati per la riproduzione. La reale consistenza della specie non è però conosciuta, e per quanto riguarda l'eventuale presenza nell'area dei Monti Ruffi non vi sono evidenze certe di presenza. Analogamente alla Salamandrina terdigitata, l'Ululone, se disturbato, assume una postura che mette in evidenza la colorazione giallo acceso del ventre.
Rospo comune, Bufo bufo (Linnaeus): presenza certa.
È una specie ad ampia diffusione, nel Lazio frequenta molti tipi di ambiente ed è comune anche in aree molto antropizzate. Nell'area dei Monti Ruffi è possibile trovarlo dalle valli fluviali fino ai piani culminali, nel fondovalle raggiunge densità abbastanza elevate. La specie può compiere migrazioni di chilometri per avvicinarsi alle raccolte d'acqua dolce dove si riproduce, gli spostamenti avvengono soprattutto di notte e con il tempo umido, in alcune notti primaverili è possibile osservare diversi individui in migrazione. Durante gli spostamenti notturni la specie subisce consistenti perdite sulle strade al punto tale che in diversi paesi europei, per tutelare gli Anfibi in migrazione, sono stati disposti dei sottopassi tubolari in corrispondenza dei principali punti di passaggio, generalmente adiacenti alle zone di riproduzione.
Raganella comune, Hyla arborea (Linnaeus): presenza probabile.
Il comprensorio dei Ruffi dovrebbe, con ogni probabilità, includere la Raganella tra le specie presenti. La specie, eventualmente presente, dovrebbe essere più frequente nelle vallate, ed in particolare nelle boscaglie igrofile e tra la vegetazione ripariale adiacente all'Amene ed al Torrente Fiumicino. È una specie particolarmente adattata ad arrampicarsi sulla vegetazione e sulle rocce, le dita sono munite di dischi sottodigitali ad elevata capacita adesiva (con un funzionamento analogo a quello di una ventosa) che gli permettono di camminare su superfici perfettamente lisce verticali o addirittura aggettanti.
Rana agile, Rana dalmatina (Bonaparte): presenza possibile.
È una delle tre specie comunemente denominate "rane rosse" presenti nel Lazio, il riferimento al colore è dovuto alla generale
tendenza al rosso mattone - marrone di questi Anfibi. La Rana agile è una specie dalle abitudini relativamente terrestri e legata generalmente ad ambienti boschivi relativamente umidi. La distribuzione regionale non è ben conosciuta e nell'area dei Ruffi la specie potrebbe essere presente nelle zone boscate pedemontane con maggiore umidità.
Rana italica, Rana italica (Dubois): presenza certa.
È un'altra delle tre specie di "rane rosse" presenti nel Lazio, l'ampia diffusione del passato ha subito alcune contrazioni nelle zone altitudinalmente più basse, in quanto i fenomeni di inquinamento vi hanno più fortemente condizionato le condizioni ecologi-che dell'habitat della specie. La Rana italica tende ad allontanarsi poco dall'acqua (alcune centinaia di metri al massimo), diversamente dalla specie precedente che può essere facilmente trovata ad una certa distanza. L'ambiente di riproduzione è generalmente costituito da torrenti rocciosi in aree boscate e con tratti a corrente lenta, oppure da pozze non eccessivamente invase dalla vegetazione.
Rana verde italiana, Rana sp. x Rana ridi-bunda, ? Rana ridibunda (=Rana verde
ibrida, Rana "esculenta'"): presenza certa.
Le "rane verdi", così denominate per la generale tendenza al verde delle loro colorazioni, costituiscono un gruppo di specie sistematicamente complesso. Alcune specie europee di rane verdi, tra le quali la Rana esculenta, sono di origine ibridogenetica, ovverosia sono degli ibridi conviventi nelle medesime popolazioni con individui di uno dei due ceppi parentali (per l'Italia peninsulare dovrebbe essere presente la Rana verde italiana) mentre il genoma dell'altro ceppo parentale (per l'Italia peninsulare dovrebbe essere il genoma della Rana ridibunda) viene trasmesso all'interno della popolazione mista senza che appaiano i fenotipi della specie stessa. Il fenotipo della specie parentale che non è presente nella popolazione mista, viene conservato in quanto non vi è ricombinazione fra i cromosomi parentali dell'ibrido, e nei gameti risultanti viene escluso il genoma della specie parentale presente (nel caso delle popolazioni peninsulari si tratterebbe delle Rana verde italiana). In altre parole l'ibrido produce gameti con il genoma della specie parentale non presente nella popolazione comportandosi (in termini genetici) come fosse una Rana ridibunda a riprodursi. Questo sistema riproduttivo, alquanto complicato, probabilmente offre dei vantaggi adattativi molto consistenti al gruppo delle rane verdi, infatti gli ibridi fortemente eterozigoti sembrano dimostrare una valenza ecologica superiore rispetto alle specie parentali. È stato osservato che in ambienti fortemente manomessi le popolazioni hanno una quota maggiore di individui ibridi.
I RETTILI DEI MONTI RUFFI
I Rettili sono vertebrati ectotermi come gli Anfibi precedentemente trattati; la loro temperatura corporea è quindi regolata dalle condizioni termiche dell'ambiente. Le diverse specie per termoregolare la propria temperatura mettono in atto dei comportamenti di esposizione od occultamento dai raggi solari, "dosando" le varie fasi al fine di mantenere la temperatura stessa intorno ai valori ideali per la loro sopravvivenza. I Rettili possono essere tetrapodi (ovvero con quattro arti) oppure apodi (senza nessun arto): la perdita degli arti è avvenuta nel corso dell'evoluzione di diverse specie di Rettili. I tipi morfologici dei Rettili attualmente esistenti sono il tipo "cheloniforme"
(le tartarughe e le testuggini), il tipo "lacer-tiforme" ed il tipo "serpentiforne" nel quale è avvenuta la già citata perdita degli arti ed un allungamento generale del corpo. Il cervello e l'intero sistema nervoso dei Rettili è più progredito di quello degli Anfibi: il midollo spinale si spinge fino alla coda ed i nervi cranici sono già 12 (caratteri quindi più simili a quelli delle più evolute Classi degli Uccelli e dei Mammiferi).
Gli ambienti frequentati dai Rettili sono molteplici, questa Classe infatti, grazie ad una serie di adattamenti alla vita in ambienti terrestri privi di acqua è molto più terrestre rispetto agli Anfibi (la presenza di squame cornee riduce la perdita di acqua per traspirazione, mentre l'urina biancastra e cremosa come quella degli Uccelli permette di non perdere troppi liquidi per secrezione, inoltre la respirazione prettamente polmonare come negli Uccelli e nei Mammiferi riduce notevolmente le perdite d'acqua che avviene per la respirazione anche cutanea utilizzata dagli Anfibi). I rettili possono quindi essere trovati sia in ambienti aridi che umidi in quanto largamente indipendenti da questo mezzo.
Come per gli Anfibi gran parte delle specie dei Rettili dei Monti Ruffì sono protetti dalla Legge regionale n.18 del 5/4/1988. Alcuni ambienti particolarmente idonei per alcune specie sono ben conservati (pascoli cespugliati, macchie diradate esposte a solatio, pascoli con affioramenti rocciosi, etc.). I Rettili dei Ruffi potrebbero risentire delle attività umane nelle valli intramontane il paesaggio rurale di queste vallate si sta progressivamente trasformando, in analogia con tutti gli ambienti agricoli europei verso un paesaggio agricolo più banale e meno ricco di elementi di diversità ambientale (muretti a secco, siepi, macchie di alberi, filari alberati, manufatti tradizionali in muratura, etc.), per contro al momento attuale la situazione è ancora buona e la tendenza potrebbe essere portata ad un segno positivo attuando delle semplici misure di tutela del paesaggio agricolo tradizionale. Gli effetti della persecuzione sulle diverse specie del comprensorio non sono ben conosciute, ma potrebbero essere consistenti vista la presenza capillare di persone nell'area dei Ruffi. La persecuzione diretta dei Rettili andrebbe trattata anche sotto gli aspetti sociologici del problema, ma volendo semplificare notevolmente il discorso si potrebbe dire che bisognerebbe diffondere una migliore conoscenza dei Rettili, al fine di farne comprendere il loro ruolo ecologico e la loro innocuità per la salute (Vipera aspis, a parte).
Le informazioni di presenza sono ampiamente tratte dal "Piano pluriennale regionale per la tutela e la difesa della fauna autoctona in via di estinzione (L.R 48/82)" redatto dal Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo (Dip. B.A.U.) dell'Università "La Sapienza" di Roma (1989). Eventuali altre fonti di informazioni di presenza sono citate nel testo, mentre il Dipartimento B.A.U., dal quale provengono tutte le informazioni di distribuzione e presenza riportate in questo capitolo per le quali non è indicata una diversa fonte, non viene ulteriormente citato nel testo che segue. Le informazioni di presenza indicate nel "Piano pluriennale (...)" sono riportate per unità territoriali che non corrispondono al perimetro del comprensorio in esame, per tale ragione le indicazioni di presenza devono essere intese come relative al comprensorio stesso più le aree ad esso confinanti. Le classi di probabilità di presenza (certa, probabile e possibile) sono state assegnate nel seguente modo: per la categoria "presenza certa" osservazioni dirette, segnalazioni giudicate attendibili e bibliografia scientifica; per la categoria "presenza probabile" inclusione nell'areale regionale della specie con corrispondente presenza di ambienti adatti; per la categoria "presenza possibile" presenza
di ambienti adatti ed areale regionale non sufficientemente conosciuto.
Classe Reptilia
Tarantola mauritanica (?), Tarentola mau-ritanica (?): presenza certa.
Le distribuzioni conosciute delle due specie di geco presenti nel Lazio (Tarentola mauritanica ed Hemidactylus turcicus) non includono l'area in questione, in quanto si tratta di distribuzioni tendenzialmente costiere. Per contro nei centri abitati della zona viene segnalata la presenta di una specie di geco (Santarelli com.pers.), non ulteriormente identificato. Si ritiene che la specie in questione sia più verosimilmente la Tarentola mauritanica che sembra dimostrare una tendenza superiore ali''Hemidactylus turcicus ad occupare le aree del-l'entroterra ed è stata anche segnalata (informazione però da confermare) anche per la Ciociaria (FR). Ovviamente il dubbio resterà finché la specie non verrà identificata con certezza all'interno dell'area dei Ruffi.
Ramarro, Lacerta viridis: presenza certa.
Il verde acceso e le dimensioni (alcuni individui adulti si avvicinano ai trenta centi-metri di lunghezza testa-punta della coda) fanno si che questa specie sia abbastanza facile da osservare in natura. La distribuzione regionale è ampia e nel comprensorio dei Ruffi è diffusa ovunque sono presenti pascoli cespugliati ed alberati in aree rupestri o edificate, oppure ai margini ecotonali (ovvero il confine che segna il passaggio da un determinato ambiente ad un altro) di aree boschive e coltivi. È una specie di particolare bellezza e può essere vista più facilmente al mattino od alla sera mentre resta esposta ai raggi solari per termoregolarsi.
Lucertola muraiola, Podarcis muralis: presenza certa.È una specie particolarmente diffusa in gran parte del territorio regionale. È facilmente osservabile in una quantità diversa di ambienti ed è il rettile più facilmente osservabile presso le abitazioni umane. Generalmente si mantiene ad una distanza abbastanza ravvicinata dagli anfratti dove nascondersi in caso di pericolo. È particolarmente comune nelle aree ruderali.
Lucertola campestre, Podarcis siculo: presenza certa.
È anch'essa una specie molto diffusa, ma la sua distribuzione dimostra una maggiore termofilia, in quanto la Lucertola campestre tende a non essere particolarmente frequente nelle aree montane. Nell'area dei Ruffi la specie è presente e può essere osservata soprattutto in ambienti erbosi nei campi coltivati e lungo le strade. Tende ad allontanarsi più della specie precedente dal riparo dove ritirarsi in caso di pericolo (erba alta, cespugli, muretti, tane di micromammiferi, etc.). Tende ad arrampicarsi meno della specie precedente sulle superfici verticali. \
Orbettino, Anguis fragilis'. presenza probabile.
L'Orbettino ha completamente perso i quattro arti nel corso dell'evoluzione, ma è comunque facilmente identificabile come sauro, piuttosto che come serpente, per una serie di caratteristiche anatomiche. La distribuzione regionale è frammentaria e poco conosciuta. È probabile che la specie viva anche nell'area dei Ruffi, dove dovrebbe essere presente in ambienti piuttosto umidi, specialmente in aree rupestri con copertura boschiva ed esposte intorno a nord.
Luscengola, Chalcides chalcides: presenza possibile.
La distribuzione regionale della Luscengola non è molto ben conosciuta special-
mente per quanto riguarda le zone dell'interno, dove la distribuzione si fa più irregolare, probabilmente non sufficientemente conosciuta. È una specie tipica degli ambienti erbosi (specialmente umidi o comunque adiacenti a luoghi umidi). II suo modo agile e veloce di muoversi nell'erba è molto simile a quello di un serpente, le zampe fortemente ridotte vengono utilizzate per tenersi sulle foglie dell'erba. Non è di facilissima osservazione in quanto veloce nei movimenti e criptico nei colori (marrone chiaro con strisce scure che "rompono" la sagoma dell'animale) ma il suo modo tipico di "nuotare" nell'erba può essere facilmente notato. La sua presenza nell'area dei Ruffi potrebbe essere accertata nella valle dell'A-niene, in particolare nelle zone a vegetazione igrofila a nord-est di Anticoli Corrado e nella valle del Torrente Fiumicino. Sul posto è conosciuto un rettile (la "fienarola") che dalle descrizoni sembra ricordare la Luscengola.
Biacco, Coluber viridiflavus: presenza certa.
È una specie ad ampia valenza ecologica e la sua distribuzione nel Lazio è molto ampia, arrivando ad includere anche alcune delle zone verdi interne a Roma. È un serpente innocuo, nel senso che il suo morso non inietta alcuna sostanza tossica, nonostante ciò viene ucciso in gran numero nell'ambito di quella generale sindrome di paura che coglie tante persone quando si trovano di fronte un rettile senza zampe. Predilige gli ambienti asciutti ed è di abitudini diurne, si muove e caccia principalmente al suolo. È il serpente più facilmente osservabile nel Lazio, se catturato cerca di mordere l'aggressore provocando abrasioni superficiali sulla cute.
Cervone, Elaphe quatuorlineata: presenza probabile.
Il Cervone può raggiungere una notevole lunghezza (fino a due metri e mezzo), inoltre il corpo tende ad essere decisamente robusto se confrontato con quello degli altri serpenti presenti nel Lazio. La sua distribuzione regionale attuale è frammentaria a causa delle trasformazioni ambientali e della caccia cui è stata oggetto (a scopo commerciale o semplicemente per vandalismo). I Ruffi potrebbero offrire degli ambienti adatti alla specie. L'accertamento della presenza della specie ed una sua maggiore tutela sarebbero auspicabili, anche in considerazione del fatto che essa è stata segnalata nella lista rossa riportata nella "Relazione sullo stato dell'ambiente" del Ministero dell'Ambiente (1989).
Saettone, Elaphe longissima: presenza certa (Santarelli coni, pers.).
La distribuzione della specie intomo a Roma ha subito consistenti contrazioni negli ultimi decenni soprattutto a causa della sostituzione di diverse lande dedicate a pascolo con aree coltivate o edificate. La specie mantiene ancora popolazioni frammentate negli ambienti adatti (pascoli cespugliati e boschi aperti e soleggiati) dove però risente delle uccisioni per vandalismo. La presenza della specie nell'area dei Ruffi si è mantenuta in quanto nel comprensorio sono ancora presenti ambienti idonei, anche se la persecuzione continua ad essere praticata. Una caratteristica della specie è la notevole capacità di arrampicarsi sui tronchi d'albero.
Natrice dal collare, Natrix natrix: presenza certa.
La Biscia dal collare, insieme al Biacco, è il serpente più comune d'Italia. La specie è abbastanza legata agli ambienti acquatici, dai quali si può però allontanare per notevoli distanze, specialmente in età adulta. Si alimenta soprattutto di Anfibi, in particolare Rane verdi e Rospo comune, gli adulti possono ingollare Anfibi di notevoli dimensioni. La specie è diffusa in tutta l'area in esame, in particolare
lungo le valli fluviali del Torrente Fiumicino e dell'Amene.
Columbro liscio, Coronella austriaca: presenza possibile.
La distribuzione della specie nella Regione Lazio è poco conosciuta ed al momento non è possibile dire se la specie sia o meno presente nel comprensorio dei Ruffi. E possibile che la distribuzione attualmente sia una sottostima di quella reale, piuttosto che viceversa. È un predatore diurno e frequenta aree con vegetazione diradata, affioramenti rocciosi, pietraie, più difficile invece trovarlo in ambienti umidi. Preda principalmente rettili (lucertole e piccoli serpenti tra cui anche le Vipere). In caso di cattura da parte dell'uomo si può difendere scaricando il contenuto maleodorante delle ghiandole anali.
Columbro di riccioli Coronella girondica: presenza possibile.
La distribuzione di questa specie è poco conosciuta come nel caso della precedente, è più probabile però che la discontinuità dei dati di distribuzione sia solo in parte imputabile a difetto di ricerca. È una specie principalmente notturna e di difficile osservabilità. Gli ambienti frequentati sono soprattutto aree coltivate in maniera poco intensiva, tendenzial-mente aride e molto diversificate per la presenza di appczzamenti non troppo estesi, siepi, muretti a secco, etc. È una specie particolarmente "mite", se catturato, il Colubro di Riccioli, generalmente non morde.
Vipera, Vìpera aspìs: presenza certa.
Si tratta dell'unico serpente capace di iniettare un veleno pericoloso per l'uomo presente nel comprensorio dei Ruffi. La funzione principale del veleno è quella di immobilizzare le prede, che dopo il morso vengono seguite ad olfatto dalla Vipera e quindi ingollate. Le dosi iniettate sono quindi a misura delle prede (micromammiferi, lucertole e passeriformi) e se il morso viene usato a scopo difensivo contro eventuali persone, gli effetti sono generalmente un avvelenamento serio (sempre che si provveda alle cure mediche nel più breve tempo possibile), raramente la morte. La Vipera tende ad essere eliminata attivamente e, contrariamente agli altri serpenti presenti in questa lista, non è protetto dalla legge regionale n.18 del 5/4/'88. Fermo restando la necessità di tenere questa specie lontana dalle zone abitualmente frequentate da persone e dagli abitati, si potrebbe però notare che l'uccisione di una Vipera in posti poco frequentati rischia di essere gratuita. Della opportunità o meno di uccidere le Vipere si potrebbe discutere a tempo indeterminato, mantenendo ciascuno dei contendenti ben saldo sulle sue posizioni iniziali. Ma sarebbe quantomai auspicabile che quel nutritissimo esercito di castigatori delle "colpe" di questa specie imparasse a distinguere le Vipere dagli altri serpenti non velenosi, che vengono uccisi in gran numero da persone che scommetterebbero qualsiasi cosa sulle proprie capacità di identificazione in campo erpe-tologico.